02
Giu
09

Di canoni artistici e meno artistici (impressioni sull’E3).

Non so se definirmi o meno “esperto del settore”. Per alcuni lo sono stato. Ma sono ormai giorni del passato, in cui respiravo quotidianamente il videogioco, discutendone con esperti (stavolta veri), assistendo a presentazioni e partecipando ad alcuni degli eventi più importanti dell’industria.

Adesso, credo di essere al più uno dei tanti appassionati. Uno dei pochi, magari, che a leggere gli annunci di questi primi due giorni di un Electronic Entertainment Expo (o E3), finalmente tornato ai vecchi fasti è tutto fuorchè emozionato.

Abbiamo un “nuovo” Silent Hill targato Microsoft, abbiamo l’ennesimo Metal Gear (ma cosa c’avrà da ridere Kojima?), abbiamo il seguito del mediocre (sono pareri personali) Mario Galaxy e il “nuovissimo” New Super Mario Brothers Wii, insieme alla terza (o era la quarta?) incarnazione ruolistica dell’idraulico. A ruota il nuovo Metroid (sviluppato da Team Ninja, segno che Itagachi, lasciando – o venendo cacciato – ha reso molto più libero il proprio team). Poi? Poi, in ordine sparso, ben due Halo distinti, lo spin-off Beatles del gioco musicale per eccellenza e la conferma di Final Fantasy.

Insomma, in attesa che Sony aggiunga ancor più “more of the same” alla pila di titoli (che consumerò avidamente nei prossimi due anni, che credete?), forse è il caso di commentare il “Project Natal” del colosso di Redmond.

Da dove comincio? Bhè, forse dal video di presentazione, così anche chi non ne ha sentito parlare si fa un’idea:

Onestamente, non credo che riuscirà a mantenere nemmeno la metà delle promesse che fa. Questa una mia piccola, ininfluente premessa a quanto dirò. Sì, perchè quello che più mi lascia basito e sconfortato è la volontà di voler cambiare drasticamente rotta al mondo dei videogiochi.

Mi spiego meglio. Il videogioco non sarà forse arte (apriamo un dibattito?) ma di sicuro ha dei canoni ben precisi. E’ un genere di intrattenimento e come tale si basa su dei presupposti di interattività ben saldi e presenti nell’immaginario collettivo. Con Eye Toy prima e Wiimote poi si è voluta abbattere una barriera “culturale” che impediva alle vecchie generazioni di fruire a pieno di questo intrattenimento. Sono il primo ad essermi sorbito il solito pippotto dello Zio Simpatico (ce n’è uno in tutte le famiglie) che si sforza ma proprio non riesce a destreggiarsi tra Joy Stick e Joy Pad. E adesso, siamo dove siamo: una mandria di mamme instupidite che si pesano con Wii Fit (ma non dimagriscono) e che imparano a cucinare con Cooking Mama (ma preparano sempre la solita cotoletta che sa di suola di scarpe).

E ancora vogliamo spingerci oltre. Vogliamo andare dove nessun uomo è andato prima. Vogliamo giocare a Squash senza giocare a Squash, a Tennis senza giocare a Tennis, a Calcio senza il pallone, dando calci all’aria.

Ora, forse sono un presuntuoso o forse faccio solo della filosofia spicciola, ma il bello del videogioco era ed è la CONSAPEVOLEZZA di essere bravi a giocare a Winning Eleven (o a Fifa) e non a calcio. Di essere dei campioni a Tekken, ma non di arti marziali. Di mediare cioè tra il reale ed il virtuale, creando qualcosa che è sì imitazione del vero, ma allo stesso tempo completamente nuovo, parallello ed elitario. Un legame tra lo schermo e le nostre azioni “diverso” da quella che è la realtà. Un nuovo campo dove poter ottenere il controllo, tramite la propria bravura, nei riflessi, ma anche nell’improvvisazione. Esagero, nel videogioco classico, quello da hardcore gamer si crea una nuova realtà, un’immedesimazione “costosa” perchè non scontata tra chi gioca e poche manciate di pixel (sì, mi riferisco proprio ai mitologici anni degli otto bit).

E adesso? Adesso il videogioco è per tutti. E se tutti devono poterne fruire, creare questo spazio magico, questa realtà virtuale (che non è sullo schermo, ma nella mente del giocatore) deve essere praticamente scontato. E allora non serve più mediare: il rapporto deve essere diretto, tra lo schermo e la persona ed i passaggi devono essere quanti meno possibile.

La mia paura è la seguente: che il rapporto tra il videogioco moderno e quello “classico” (non voglio dire antico), diventi lo stesso che passa tra il cinema ed il teatro. Non voglio fare apologia del teatro o detrimento del cinema. Ma è indubbio che uno sia derivato dall’altro, privandolo di un sapore e di un coinvolgimento unici per poter raggiungere le masse con una forma di intrattenimento molto più passiva e fruibile.

Il videogioco fatto di motion sensor e rilevatori è sicuramente più attivo. Ma ai miei occhi assume dei connotati nuovi, che in questo momento (e alla luce della pessima esperienza di Wii e Eyetoy) non possono che farmi scuotere la testa e dire che, le migliori sorprese di questo E3, finora, sono Alan Wake ed il nuovo Metroid.


12 Responses to “Di canoni artistici e meno artistici (impressioni sull’E3).”


  1. giugno 2, 2009 alle 10:31 pm

    E3 a parte, sul fattore “sensori” sono un pò “non d’accordo”, come al solito. Condivido appieno il discorso, ma c’è un fattore, per me, da non sottovalutare. Il fattore “nuovo media”.

    Mi spiego. Se si trattasse di un progetto Wii-Like (come peraltro mi è sembrato), non lo comprerei manco. Sta bene sullo scaffale. Quello però che mi stuzzica è la possibilità di “immersione” maggiore e naturale che sarebbe possibile.

    Esempio. Qualunque FPS. Angolo telecamera. Chiunque giochi, specie se in multiplayer, e specie se immerso, tenderà sempre o quasi a girare la testa di lato per vedere se ci sono nemici, o ad alzare/abbassare la testa per controllare al di sopra o al di sotto di un ostacolo. Un programmatore giapponese o americano (scusa ma non ricordo) aveva fatto una cosa del genere tramite wii, cambiando i sensori con il remote, e dando una “reale” sensazione di movimento 3D.

    Credo che vista in quest’ottica, una innovazione del genere sia auspicabile. Tutto sta nel vederne l’utilizzo.

  2. 2 Sintoide
    giugno 3, 2009 alle 1:16 pm

    Disinnamorato di questa Nintendo ormai da qualche anno… quando una SH sale sul palco dicendo:”Quali sono i nuovi utenti che possiamo interessare” con la stessa enfasi con cui ci si chiede:”Quali sono i nuovi polli che possiamo spennare” beh, si capisce che l’amore per il videogame è diventato solo un affare (nulla di male… ma la fanbase Nintendo dovrebbe iniziare a capirlo…).
    Super Mario Galaxy 1.1… ce n’era davvero bisogno? Dovrò quasi sicuramente limare tutti i dentini dello scomodissimo nunchuck per non beccarmi un’altra tendinite (la crocetta che obbliga alle otto direzioni lo stick analogico non l’ho mai digerita..)
    Metroid? Si, indubbiamente il meglio che si potesse vedere… anche se temo (ma un po’ anche spero…) che la struttura esplorativa andrà a farsi benedire…

    Microsoft. Io sono stato deluso da Alan Wake ma penso sia colpa mia: questo mitico gioco me l’aspettavo come qualcosa di psicologico, investigativo ed invece cos’è? Un survival horror… va bene, sia chiaro.. meglio uno in più fatto bene che uno in meno… ma non ho visto tanto clamore per un Dead Space che ha fatto davvero tanta paura…
    Concordo sui dubbi, sia filosofici che funzionali del nuovo progetto Microsoft e rilancio sullo show tenuto da W4nderlus… ehm Peter Molineaux :D
    Quanto mi sembrava precalcolato quel bimbo :D
    Hai visto Sony? Beh, sicuramente more of the same… Metal Gear (Kojima se la ride per non piangere :D l’hanno obbligato a fare quel gioco, aveva pistola alla tempia e dirigenti Konami con sacco di soldi in spalla che lo obbligavano sul foglio :D)
    Stesso dicasi per Yamauchi con GT PSP (entusiasmo portami via :D) Però bisogna ammettere che in quel “more of the same” c’era vero gioco, non titoli che possa giocare mio nonno, mia moglie o il nipotino ma titoli esclusivamente per persone che dedicano ore ad imparare il gioco per passione nei suoi confronti.

    Saluti

    Sintoide

  3. giugno 3, 2009 alle 4:53 pm

    Ricordo quando ci si “sbatteva a tutta forza” per far riconoscere i videogiochi come vera e propria disciplina sportiva. Gli scacchi sono uno sport, il tiro al piattello pure bla bla bla… e adesso? Adesso bisognerà combattere per travare una differenza fra lo sport vero e quello finto? Non credo proprio. Credo e spero che verranno mantenuti due categorie principali di videogiochi, uno che punterà sul rapporto coordinazione occhio/mano e un altro che invece sarà più immersivo.

    Ribadendo che le promesse devono essere mantenute e forse si ricomincerà a parlare di realtà virtuale (che è dai tempi di THE LAWNMOVER MAN che non viene presa in considerazione) ci sarà sempre una grande differenza fra “l’esperienza di gioco” e il “gioco” in quanto tale.

    Ci sarà solo più scelta … o no?

    Dalla WIKI
    Il gioco è un’attività che può possedere una funzione ricreativa, una educativa, una biologica e sociale; coinvolge una o più persone (i giocatori)…

  4. giugno 3, 2009 alle 9:18 pm

    Brevemente, rispondo un pò a tutti (scusate, ma sono particolarmente lesso: oggi i miei -poco- amati containers mi han fatto parecchio patire).

    @ Skizo: parli di immersione completa e naturale. Secondo me è ancora un miraggio o una bella utopia. Certo, la direzione è intrigante, ma quanto visto fin’ora mi rende scettico. Non ne posso più di quelli che gli americani chiamano “gimmick” o “gesture”, divertenti i primi cinque minuti, ma poi solo ripetitivi e frustranti.

    Il mio discorso voleva avere un senso diverso. Paradossalmente, ritengo che il legame, del tutto fittizio, che si crea tra una persona e lo schermo tramite un pad, un muose o una tastiera sia molto più profondo ed intimo di quello che si prova usando il proprio corpo come controller. Perchè? Bhè, perchè si presuppone uno sforzo, immaginativo e non, da parte di chi gioca che è tutto fuorchè banale, e che va al di là della mera coordinazione occhio mano. Così come al teatro non ci sono gioco forza effetti speciali e uno deve “credere” di essere a Verona solo guardando il balcone di Giulietta, così trovo molto più coinvolgente giocare a Tennis con un pad che con un telecomando. Lo so: sfido la logica, ma ti assicuro che il mio discorso ha un senso.

    @ Sintoide: intanto ben trovato. O ben ritrovato. Qualcosa mi fa credere che tu provenga dalla cricca di Every ^^

    Parlar male di Nintendo è quasi come sparare sulla croce rossa, o ad un anatra legata a terra. Il bello è che ha fatto “tutto male”, facendo “tutto bene”. La sua rivoluzione è stata ben accolta, ha fatto proseliti, è finita sulle bocche di tutte e ha risananto tanti bilanci. A conti fatti la scelta è stata sicuramente fatta col portafoglio e non con il cuore. Ma ha comunque preso dei rischi che le han fatto bene economicamente e ci han portato dove siamo: Microsoft che lancia una telecamera a rilevazione 3D ed un telecomando identico al Wiimote; Sony che presenta i suoi sensori (orribili esteticamente) per fare la stessa cosa. E io che son “preoccupato” per le prossime generazioni.

    Per Super Mario Galaxy 1.1, forse farà la fine del Sunshine, forse raffinerà le (poche, secondo me) cose buone viste nel primo Galaxy, non saprei dire, ma non m’interessa più di tanto. Metroid invece potrebbe non abbandonare del tutto l’esplorazione in favore dell’azione (anche se il pedigree di Team Ninja dimostra il contrario). Stiamo a guardare.

    Anche per Alan Wake aspetterei a giudicare: in fondo non hanno fatto vedere molto. Magari è meno survival horror di quel che sembra. Ma un Silent Hill un pò meno disturbato con un miglior utilizzo di enigmi e meningi non sarebbe poi male, dai. Pienamente d’accordo invece su Milo. Avessero fatto vedere il pupazzo di un ventriloquo sarebbe stato più credibile, ma questo traspare anche dai commenti di chi la demo l’ha provata di persona.

    Di Sony ho visto poco, devo confessare. Mi sembra comunque una line up ancora molto prudente, ed ancora deficitaria sotto il profilo quantità (nel breve medio periodo) e qualità. In fondo God of War lo aspettiamo da tre anni e GT5 da cinque. Però devo dire che mi sta pian piano convincendo all’acquisto del monolite nero.

    @ Michele: non riesco proprio ad essere ottimista come te. Forse perchè le logiche mi sembrano sempre e solo quelle del mercato, che ammazzano la creatività e la gioia di esprimersi, anche programmando un gioco. Io lo temo un pò, un’appiattimento verso il casual game, e l’inutile scimmiottamento della vita reale. Del resto, anche molti titoli tradizionali vanno in questa direzione: basti vedere quel che han fatto ad un franchise storico come Prince of Persia. Per questo credo che alla fine la scelta sarà invece sempre minore.

    Felice di sbagliarmi, nel caso.

    Lawnmover Man è un racconto horror prima di un mediocre film di fantascienza. E la realtà virtuale descrittavi prevedeva un intenso uso di droghe per simulare le stimolazioni sensoriali. Cose brutte ^^ Per me la realtà virtuale esiste già, ogni volta che un videogiooco mi propone una struttura narrativa e ludica credibile o mi coinvolge con il suo gameplay, o quando faccio le cinque del mattino a leggere un libro, o parlo per ore di un film appena uscito dal cinema.

    E alla fine, come ci insegna Wiki, è tutta questione di punti di vista :D

    ———————-

    Meno male che dovevo rispondere brevemente.

  5. giugno 3, 2009 alle 9:50 pm

    Non ho detto che il tuo discorso è insensato, né ho detto che non ne ho le scatole piene di tutte le idiozie Wii-Like della “omg, we’re so new”, tipo il painter della Microsoft.

    E sono certo che usciranno una caterva di titoli per x360 tipo wii sport & wii play o wii fit et similia.

    L’unica mia speranza è che tutto l’ambaradan possa venire usato nel modo giusto, senza cedere al lato oscuro della forza, giovane Padawan :D

  6. giugno 3, 2009 alle 9:52 pm

    Esiste ancora, nel mondo dei videogiochi, un lato della forza che non sia oscuro? XD

  7. 7 Sintoide
    giugno 4, 2009 alle 12:06 am

    Certo che tutto avremmo pensato tranne che proprio la pura Nintendo fosse la prima a cedere al lato oscuro della forza…

  8. giugno 4, 2009 alle 7:37 am

    Eh, son sempre i migliori quelli che cadono.

  9. giugno 5, 2009 alle 8:53 pm

    http://www.crayonphysics.com/

    Si, esiste ancora. Non è l’unico, ma è un ottimo esempio.

  10. giugno 7, 2009 alle 4:44 pm

    Pensa che a Crayonphysics ho pure provato a far giocare (con scarsi risultati) mia mamma…

  11. giugno 7, 2009 alle 6:39 pm

    :D

    Io devo far provare mia madre con la Cintiq. Tutti quelli che l’han provato hanno avuto risultati variabili tra il “LOL” ed il “fiiiiiiiiigo”.

    E’ un gioco carino, semplice (si fa per dire) come intrattenimento… l’unico down-side è che al contrario di tetris non può godere di random generated content… però… si fa quel che si può :D

  12. 12 pex
    ottobre 17, 2010 alle 1:47 pm

    ke cagataaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa


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