25
Giu
08

Il coraggio di Napoleone

Ok, comunicazione d’agenzia: ho lasciato lo stage.

Qualcuno dei beninformati già lo sa, qualcun altro lo verrà a sapere leggendo queste righe. E farà giustamente spallucce. Ma visto come e quanto ho impregnato queste pagine delle mie esperienze stagistiche, mi sembra giusto scrivere qualche riga ad epilogo dell’avventura.

Un macigno che sigilli, a mò di pietra tombale. Ed una bella epigrafe.

Ma al di là di frasi fatte e luoghi comuni (che comunque fanno sempre la loro porca figura), sono effettivamente spaccato tra due me, il primo felice e sollevato per la decisione presa, il secondo rammaricato e pentito dell’occasione persa. Quindi, prima della frase ad effetto sulla lapide, riassumiamo brevemente i pro ed i contro, che c’ho qui due TiamaT sulle spalle che si scannano da Venerdì, per decidere se ho fatto bene o male.

Lati negativi (dell’aver lasciato).

  • Difficilissimo trovare un posto di lavoro simile
  • Tutti (almeno a parole) erano soddisfatti di me
  • L’azienda era (ed è) sana

… direi basta, visto che l’avvocato del Diavolo, sulla spalla sinistra si sta alambiccando il cervello da circa cinque minuti e non trova altre argomentazioni.

Lati positivi (dell’aver lasciato).

  • Professionalmente, trovavo quel posto un inferno
  • Ero letteralmente il tutto fare di tutti, senza un ruolo preciso
  • Cattivi rapporti con il mio diretto superiore (semplicemente non capivo quando scherzava e quando era serio, e mi riprendeva per cazzate)
  • L’offerta ‘economica’ era un prolungamento di stage, finchè non fossi divenuto degno di assunzione

E qui, la mia coscienza, ha gioco facile. Perchè quando, dopo sei mesi che sopporti di dover fare l’inventario di 5 tonnellate di scrivanie prima andate a fuoco e poi alluvionate, solo perchè il capo è riuscito a comprarle per 150 Euro e conta di rivenderle a dieci volte tanto, ti girano un pò i testicoli a sentirti dire che non sei degno dell’assunzione.

E ti girano di più quando ti vien detto che, volendo, puoi restare come stagista (pagato su partita iva, quindi nè in nero nè con i contributi pagati), per un periodo che può variare da un mese a “quando decidiamo che sei pronto per l’assunzione”.

E quando anche l’altro reparto cerca di assumerti, anche qui con un mese di tirocinio non retribuito per imparare un lavoro comunque diverso e decidere poi in seguito se e quale retribuzione darti, capisci che ti prendono in giro. Perchè quando chiedi un solo giorno di tempo per pensarci, ti senti rispondere che, se devi pensarci, allora sono loro, i datori di lavoro, ad avere dubbi. Perchè cercano persone motivate, e non dubbiose.

Alla faccia di sei mesi per conoscersi e per imparare un lavoro.

Io avrò pure il coraggio di Napoleone (come mi ha detto il Boss, quando ho rifiutato), ma mi rimane solo un dubbio su cosa scrivere sul pietrone da mettere su questa storia per poi cercare di andare avanti. “Andatevene a fare in culo”, o “Prendete per il sedere qualche altro stronzo”.


8 Responses to “Il coraggio di Napoleone”


  1. luglio 5, 2008 alle 6:15 pm

    Che dire finchè puoi scegliere è sempre un bene no?
    Pensa se non avessi potuto andartene perchè avevi una famiglia da mantenere(ed è una situazione che capita spesso credimi)!

    Finchè puoi, decidi tu.

    E che no si dica che il REKDAL non ha il coraggio di dire di no ;)

    MIchele

  2. luglio 6, 2008 alle 9:58 am

    Penso che sia un consiglio più che saggio. Ed in effetti il fatto di non avere nessuno da “mantenere” e di rientrare ancora nella fascia dei “mantenuti” (o era bamboccioni, non ricordo) mi permette una certa libertà di movimenti.

    Mai come adesso, però, mi sembra valido il buon vecchio detto “chiusa una porta si apre un portone”. Ma questo lo vedremo con calma a partire dalla prossima settimana.

    Quanto al coraggio (incoscienza) di dire di no, sono semplicemente scelte. Giuste o sbagliate che siano, penso che lo si possa decidere solo alla fine.

  3. 3 un boss
    luglio 18, 2008 alle 9:54 pm

    Ho aperto questo blog per congratularmi con Napoleone per il suo nuovo lavoro e riconfermargli di non farsi scrupolo di chiamarci se avesse bisogno di aiuto e per riconfermargli che le porte erano ancora aperte per lui se dovesse cambiare idea di fare il giornalista , o di fare il tabaccaio, o di fare l’austista DHL
    Ho letto attentamente la sua esperienza (che non credo possa essere quella della persona a cui mi riferisco) e vorrei permettermi quindi di dirle che “non tutti mali vengono per nuocere”,… riferendomi al boss ,,,che invece di fare il dirigente ha perso tempo con un NAPOLEONE come lei o al diretto superiore che l’aveva “vista giusta”. considerato quanto si legge
    Suggerirei a Lei SIGNORE in quanto NAPOLEONE aveva le palle e si sarebbe comportato diversamente ) di mandare pure a quel paese chi desidera , magari guardandolo negli occhi e dandogli la maniera di replicare
    La ringrazio comunque, ho capito stasera che nel rischio di scoprire che il mio NAPOLEONE possa essere come lei – non mi congratulerò, se è in gamba come ho creduto e se ha quelle palle che non ha avuto il tempo di dimostrare , forse chiamera lui
    Caro Lei non aprirò questo blog di nuovo quindi non si affanni a rispondermi Buona Fortuna

  4. luglio 19, 2008 alle 1:02 am

    Caro Boss,
    rispondo più per educazione nei confronti dei pochi che leggono queste (ormai trascurate) pagine, e per lo strano piacere della replica; dal momento che ha espresso l’intenzione di non visitare più queste pagine.

    Forse le sfugge che un diario, per quanto pubblico (ma pur sempre anonimo), è un luogo in cui una persona riesce a sfogare stress e sentimenti che non trovano spazio nella vita di tutti i giorni.

    Capisco come si possa essere sentito nel leggere le intime opinioni di quello che pensava essere lo “stagista perfetto”, quasi scoprendo una seconda identità alla Dr. Jekill e Mr. Hide.

    So che è difficile da credere, ma le due facce della medaglia sono coesistite e coesistono tutt’ora.

    Nella vita, non sempre le cose vanno nel verso in cui ci saremo aspettati. Sono vere tutte le parole che le ho detto e la stima che le ho espresso, così come corrisponde a verità ciò che ho scritto in queste pagine. Per educazione e per sensibilità ho ritenuto opportuno non esprimere a pieno i miei sentimenti.

    Ho sempre pensato che la vostra fosse un’azienda sana, fatta di persone più che valide, a cui va e continua ad andare la mia stima. Ma non era il luogo adatto a me; non sentivo di ricoprire un ruolo o un compito ben definito e vivevo nell’ansia, ogni giorno.

    Ci ho provato, fino in fondo, sperando di riuscire a trovare un modus vivendi, e riversando su queste pagine tutte le frustrazioni, le ansie e le contraddizioni della vita di ufficio.

    Anche nell’andarmene ho scelto di esprimere in altro modo la mia insoddisfazione, pur ribadendo, più di una volta, come pensassi che il lavoro NON FOSSE ADATTO A ME. E questo nonostante mi venisse proposto un proseguimento di Stage e non un’assunzione, motivando la scelta con una mia presunta ‘inadeguatezza’.

    Tra l’altro, la sorprenderà sapere che quando, pochi giorni dopo, mi sono recato dalla responsabile del mio tirocinio presso la Provincia, questa mi abbia spiegato che la sua azienda era TENUTA PER LEGGE a propormi l’assunzione oppure semplicemente rimandarmi a casa. E pensare che era stato proprio lei a raccomandarmi di passare per la provincia, per ribadire che mi ero comunque trovato bene ed era stata una mia scelta quella di andarmene.

    Ma sto divagando, ed il punto è e continua ad essere che queste spazio nasce come un luogo dove poter parlare in libertà, sfogando tutto quello che, nella vita di tutti i giorni, per educazione, sensibilità o più semplicemente per la scelta di provare ad impegnarsi FINO IN FONDO (nonostante stress e difficoltà), non trova il suo giusto sfogo.

    Ancora non mi spiego come lei abbia fatto a trovare questo diario, ripeto NON PRIVATO, ma comunque ANONIMO, e ad individuarmi con tanta precisione senza “suggerimenti esterni”.

    La ringrazio molto per la stima che in passato ha nutrito nei miei confronti e che, evidentemente, leggendo queste righe è venuta meno.

    Forse Napoleone avrebbe mandato “a quel paese” il suo boss a quattr’occhi, o forse anche lui avrebbe sfogato la sua frustazione con la Giuseppina di turno o scrivendo un diario.

    Forse leggerà queste righe, o forse no. Forse ci rincontreremo, o forse no. Magari passerà solo del tempo.

    Le auguro quanto di meglio.

  5. 5 Bomber
    luglio 21, 2008 alle 3:11 pm

    Buonasera,
    mi permetto di scrivere poche righe non per convincere lei ma solo per evitare che molte altre persone leggendo le sue parole possano credere che il suo sia stato un gesto eroico in realtà un gesto a mio avviso di ben altro genere.
    Ci sono persone che hanno fatto scelte molto più importanti e coraggiose della sua (sempre che la sua si possa definire tale) come quella di subire solo perchè era necessario farlo per pagarsi e pagare la vita a sè stessi, a figli e magari anche mogli, altri perchè hanno deciso di vivere semplicemente da soli, altri perchè studiano e non hanno chi sovvenziona, altri per solo spirito guerriero, altri per costruirsi un futuro.. potrei andare avanti ore.
    Giusto per lei mollare, non condivido nel mio piccolo questo gesto che un domani le costerà caro ne sono sicuro perchè le decisioni sbagliate sono come gli stronzi, prima o poi vengono a galla, e non ostenterei neppure questo suo lato di finta serenità per aver mollato un lavoro a sua detta “difficilissimo da trovare” ma soprattutto perchè se tanto mi da tanto “STAGE” dovrebbe significare ” corso di apprendimento gratuito ” ovvero io ti insegno un mestiere (parolone se vogliamo, ad ogni modo è più importante imparare a stare al pezzo e mandar giù i rospi perchè crea una personalità più forte se uno ha i coglioni per tener duro che un lavoro in solo 6 mesi) e lei cerca di apprendere a suo pro anche con i contro che ci sono nel mondo del lavoro e mi creda ce ne sono molti per tutti.
    Il fatto che lei mandi a fare in culo persone che hanno dedicato tempo, magari a volte con modi sbagliati altre volte con modi giusti sopportando forse i lati del suo carattere che non credo sia perfetto come non è perfetto il carattere di nessuno, mi sembra una cosa da vero maleducato ma soprattutto da persona irresponsabile quale io la reputo.

  6. luglio 21, 2008 alle 6:17 pm

    Caro Bomber,
    prima di tutto, e a proposito di ostentare “finta” serenità, mi sembra quantomeno risibile che una persona che non conosco e non mi conosce mi reputi un’irresponsabile.

    Così come mi sembra quantomeno “paradossale” che lei, da estraneo ai fatti come vuole farsi credere, si permetta di valutare il coraggio, la corettezza o la bontà delle scelte altrui.

    Ma forse non è poi così estraneo alla vicenda, e questo potrebbe essere facilmente verificabile da un veloce controllo degli indirizzi IP; ma mi creda è tutto già abbastanza divertente così com’è.

    Quello che mi sembra lampante è che nè lei, nè il “Boss” abbiate anche la vaga percezione di cosa sia un Blog e del perchè si sia imposto come fenomeno mondiale sulla rete. Probabilmente perdo solo tempo, ma mi piace ribadire che quello che è scritto in queste pagine può essere paragonabile ad un DIARIO, non privato (ma avrei comunque facoltà di renderlo tale), ma anonimo. E nei diari la gente si sfoga.

    Lei mi da del maleducato per un vaffanculo che è solo “pensato”, a mezzi denti, e condiviso con pochi, intimi, amici e con milioni di anonimi. E lo fa poco dopo aver tracciato l’apologia del duro lavoro e della sopportazione (che non implica, certo, la muta accettazione).

    Anche questo, mi permetta, ha del ridicolo. O quanto meno dell’assurdo.

    Quanto allo STAGE, perfettamente d’accordo su quanto da lei affermato. E questo percorso semestrale me lo sono fatto, mi creda, anche con qualche sacrificio. E ne rivendico con orgoglio ogni minuto.

    Le scelte sbagliate sono come gli stronzi dice? Bhè, tralasciando gli ennesimi dubbi che sorgono sulla sua presunta estraneità alla vicenda, mi sembra quanto meno doveroso ricordarle che, forse, soltanto il Padre Eterno può giudicare la bontà o meno delle nostre scelte.

    Forse la mia è stata sbagliata, ma non sta nè a me nè tanto meno a lei giudicarla. E dubito anche che dipenda da lei farmela “pagare cara”, a meno che non intenda (e sempre ammesso che lei, come il “Boss” abbia varcato la soglia del mio anonimato virtuale) aspettarmi sotto casa con una spranga o boicottare in qualche modo la mia vita.

    Per la cronaca il titolo “Il coraggio di Napoleone” non si riferiva al MIO di coraggio. Anzi, le confesserò che rifiutando la proposta che mi veniva offerta al termine dello stage non mi sono certo sentito coraggioso. Al più incosciente. Ma se va oltre il “vaffanculo” finale, sono certo che potrà chiaramente vedere la mia indecisione in quello che ho scritto.

    Certo avessi saputo prima che la Provincia classificava il mio apprendistato come un TIROCINIO, che prevede per legge un’assunzione o un allontanamento, probabilmente avrei avuto molti meno dubbi, anche (e perchè no) nell’esprimermi. Ma fatto sta che fu proprio il “Boss” a dirmi, l’ultimo giorno, che avevo “il coraggio di Napoleone” nello scegliere di andarmene. Ma sono convinto che questo lei lo sappia bene.

    Forse dovrebbe pensare che certe pagine sono scritte più per me, autore, che per lei/voi lettori. E che per certi lettori non sono invece scritte affatto.

    Lei fa un gran parlare dei miei presunti (e, per carità, indiscutibili) difetti caratteriali e di come non soltanto io abbia dovuto sopportare. Le ricordo che il Boss (e lei che sembra così bene informato sui fatti) ha avuto accesso ad una parte del mio carattere che normalmente dovrebbe essergli preclusa, oltre a quella, pubblica che indossavo tutti i giorni. E’ un pò come un padre che, leggendo il diario segreto della figlia scopre che questa lo definisce uno “stronzo”.

    Inevitabile che ne rimanga amareggiato, ma non credo sia un comportamento maturo quello di incolpare di chissàcosa la figlia, nè tantomeno stigmatizzarne l’operato.

    Mi sono trovato di fronte ad una scelta. E ho scelto per il MIO bene. Dopo mesi di dubbi, sofferenze e consigli. Non mi pento della mia scelta. Qualsiasi cosa possiate dire, lei, il Boss o chiunque altro. Mi spiace che persone che stimavo (ed in parte, stimo ancora) abbiano letto uno dei miei molti sfoghi. Ma non rinnego neppure quello: lo stress che ho vissuto in quei sei mesi è stato per me palpabile ed insopportabile; e NESSUNO, signori miei, può permettersi di mettere in dubbio quello che è il mio vissuto personale.

    Detto questo, e preso atto dei vostri interventi, prendo commiato. Ringraziandovi dei vostri severi giudizi e della vostra amarezza. Dal canto mio, non nutro (nè ho mai nutrito) nessun rancore. E mi spiace che persone da me ritenute “mature” stiano montando amare e rabbiose polemiche per frasi che sono state dettate, a suo tempo, solo dalla fatica e dallo stress.

  7. 7 DDlink
    luglio 29, 2008 alle 3:05 pm

    Studi scientifici della divisione CSI Cerreto Guidi, effettuati sulla disastratissima sintassi dei due post del soggetto A (un boss) e del soggetto B (Bomber) dimostrano chiaramente che i soggetti di cui sopra sono in realtà la stessa persona, travolta dal peso della sua stessa ipotassi (e, ancor prima, da quello del suo stesso Ego).
    Rapidi calcoli probabilistici e misurazioni inopinabili su “quanto ti rode il culo”, caro boss/Bomber, mi portano poi a considerare seriamente l’idea che tu sia l’Ex-capo di Andrea, e con questo appellativo mi riferirò a te di qui in avanti.

    Sulla legittimità dell’intervento duplice il nostro Napoleone ha già discusso con particolare arguzia e verve argomentativa in eccedenza a quella che meriti. Mi preme in questa sede sottolineare, da spettatore [(quasi) totalmente] esterno alla vicenda, che il modo di fare borioso e supponente, a posteriori, suscita solo ilarità e qualche sospetto d’illegittimità. Vieni a discutere di scelte sbagliate, bollate come vigliaccate, senza considerare del post originario la cosa più importante: le opinioni del tuo ex dipendente. Ti ha dato noia quel vaffanculo (te l’han detto poche volte nella vita? Posso rimediare?) e non tanto il fatto che Andrea reputi la sua esperienza poco formativa, difficile da gestire e attraversata da personaggi di dubbia moralità (quale, prove alla mano, tu sei). Ciò ci fa capire chiaramente quanto tieni in considerazione l’opinione altrui.
    Ora, io conosco Andrea da un po’ di tempo. Quella che è la mia esperienza mi ha fatto capire che è un ragazzo con molte capacità, che se trovasse in giro un po’ di sicurezza di sé potrebbe avere dalla vita molte soddisfazioni. Di certo, non è una persona che fa scelte affrettate, ed è anzi ponderoso, titubante ed eternamente combattuto. Che non sia uno sciocco, mi pare ovvio. Però è buono, disponibile a sopportare anche più del dovuto. Nell’idea che ho, anche tu ti sei accorto di tutto questo, e alla fine hai voluto giocare su questa sua capacità di sopportazione e sull’insicurezza per proporgli la continuazione (in maniera irregolare) di un rapporto lavorativo (sottopagato) che era evidentemente piuttosto frustrante (nella misura in cui le prime fasi dello stage formativo si son spese a riassettare magazzini). Lo so che ti girano perché ti è andata male, ed hai perso un buonissimo impiegato per vedere di rodere qualcosa sulle assunzioni. Ottima mossa.

    Ciò detto, non venire qui per venderti come il salvatore dei giovani in cerca d’impiego, come l’unica valida alternativa sul mercato del lavoro. Perché fare l’ “autista DHL” è un lavoro certo più onesto di te.
    In ogni caso, personalmente ti ringrazio. So quanto è costato ad Andrea quel suo dire “no”, e reputo la sua davvero una scelta coraggiosa (ma non del coraggio di Napoleone: lui aveva solo l’ulcera, ed un esercito tirato in piedi da tre generazioni di despoti che avevano esaurito i fondi pubblici per gli stanziamenti militari, e neppure il genio tattico che dicono). Se anche tutto lo stage dovesse essere servito per insegnargli solo questo, cioè a rimettersi in gioco cercando un lavoro che da (forse) meno soddisfazioni ma più tranquillità, o ad inquadrare d’un colpo le losche piroette burocratiche di tipi come te, sarebbe stato un ottimo stage.

    Concludo facendoti sapere che i vaffanculo sussurrati in rete (a cui si perviene a giochi fatti), sono comunque meno dolorosi di quelli detti faccia a faccia.

    ———
    (Il Boss accompagna Napoleone fuori dall’azienda, tenendogli amichevolmente una mano sulla spalla. Escono in strada)
    Boss: “…e auguri per il tuo nuovo lavoro… …e non esitare a chiamarci se hai bisogno d’aiuto…”
    Napoleone: “Bisogno d’aiuto? Che sono, un derelitto?”
    Boss: “No sai, è che magari finisci a fare uno di quei “lavori” un po’ così, il tabaccaio, ad esempio…”
    Napoleone: “Sai cosa? Vaffanculo!”
    Boss (diventa rosso in faccia): “come ti permetti? Scellerato!”

    (il boss si agita, gesticola, sembra furioso)

    Boss: “..e non ostentare quella finta serenità”

    (il boss digrigna i denti)

    Boss: “tu sei un.. sei un… un irres..”

    Il rumore di una lunga frenata copre le parole del boss, poi un colpo secco. Un furgoncino della DHL lanciato a tutta velocità travolge il losco figuro, che scompare fra le ruote e l’asfalto.

    Autista DHL (affacciandosi dal finestrino): “Scusi, sa dov’è vicolo corto?”
    Napoleone: “A diritto al semaforo e poi a destra”
    Autista DHL (guardando alle spalle di Napoleone): “Che coincidenza! Un tempo lavoravo qui, sai? Ma il capo è un tizio poco raccomandabile. Voleva prendermi per i fondelli. Un vero bastardo.”

    Napoleone: “Già”

    Autista DHL: “Già”

  8. 8 Fabbio
    settembre 2, 2008 alle 12:00 pm

    ahahah – bellissimo… (non sono sicurissimo di averlo capito tutto tutto …. :-)


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