29
Mag
08

Decisioni

Sta maturando, in me, un decisione drastica. Cullata per lungo tempo e serpeggiante dentro di me da qualche mese. Come del resto i miei più cari amici sanno o anche solo le più attente delle persone che mi stanno attorno avranno intuito.

Sto DECISAMENTE pensando di, una volta terminato lo stage, mandare a remengo tutta la ditta ed il baraccone che ci sta dietro.

E sto anche DECISAMENTE soffrendo per questa decisione.

Perchè, si sa, i lavori sono pochi oggi giorno, e questo potrebbe essere sicuro e in grado di consentirmi una crescita professionale.

Perchè, si sa, tutti i lavori sono stressanti e difficili.

Perchè, si sa, (e come mi ha giustamente fatto notare Fidanzata Fujiko ieri sera) ci son fior di laureati che darebbero un braccio per fare quel che faccio io.

Ma il punto è che non sono felice. Non riesco ad essere partecipe di quello che faccio. Non riesco a farmelo piacere. Nè a trarrvi uno straccio di soddisfazione. Tanto più che la mia “responsabile”, sta diventando molto peggio che insopportabile.

Ma, a parte tutto, inizio proprio a pensare di non essere proprio tagliato per un lavoro in cui vanno seguite 20 pratiche giornaliere, su 4 o 5 piani mentali completamenti diversi, organizzando nel frattempo appuntamenti o sistemando tetti, muri, computer e stampanti.

Non riesco semplicemente a capire se sono (o non sono) in grado di svolgere i compiti richiesti, ed essere ripreso perchè inserendo un listino prezzi ho scritto “7”, invece di “/” alla decima volta in cui inserivo il carattere (e col cervello che cercava di rincorrere mille altri pensieri) non è molto incoraggiante. E’ solo frustrante.

Ed io vorrei quanto meno evitare di essere frustrato da colleghi che non sono capaci nemmeno di farmi capire quando qualcosa che faccio va bene oppure va male.

Signori miei, sono nella confusione più nera.

E la domanda più difficile a cui rispondere è se tutto questo è solo una mia ‘bizza’ da tipico malato di sindrome di Peter Pan che non vuole accettare il mondo degli adulti, o se, effettivamente, un pò di ragione ce l’ho anche io, e da qualche parte un lavoro per me esiste.

Insomma, ammesso che alla fine vogliano confermarmi, non sono tanto sicuro di voler accettare.

Nonostante il fatto che, come dice il mio “collega preferito”, in ditta hanno fatto scappare molti stagisti, un piccolo aiuto, un consiglio, o una voce per prendere questa decisione (comunque incombente: lo stage finirà il 7 Luglio), sarebbe più che gradita.


15 Responses to “Decisioni”


  1. 1 Avvocato Taormina
    maggio 29, 2008 alle 12:24 pm

    Per Prima cosa una piccola critica:

    [i]inizio proprio a pensare di non essere proprio tagliato per un lavoro in cui vanno seguite 20 pratiche giornaliere, su 4 o 5 piani mentali completamenti diversi, organizzando nel frattempo appuntamenti o sistemando tetti, muri, computer e stampanti.[/i]
    Questo è grave, caro Tiamat: è grave perchè il 99% dei lavori “di ufficio” non possono essere compiuti se non a piccoli passi e questo comporta l’organizzazione dei tempi della propria giornata in modo da saper comunque far avanzare tutti gli impegni se non contemporaneamente almeno con la massima rapidità.
    Lavoriamo con colleghi e terzisti, ciascuno ha i suoi tempi e non è detto che siano pronti a rispondere subito ad ogni richiesta, di conseguenza bisogna adeguarsi al “tempo morto” fisiologico.
    Questo capita con tutti i lavori in cui si lavora in team, e più sei in alto nella catena decisionale più devi essere bravo PRIMA a gestirti e POI ad eseguire.

    Sulla permanenza nel tuo attuale ruolo beh… personalmente ODIO quelle aziende che ti mortificano per tenerti sotto controllo… Inoltre il lavoro è poco se lo si cerca tagliato su misura… Un nostro comune conoscente si sta dando alle tecniche del massaggio abbandonando la sua precedente carriera di tecnico elettronico… Scandaloso? Ripudiare tanti anni di studi??
    Non provarti a rispondermi in questo modo o racconto a tutti come mi hai trattato quando siamo usciti dalla presentazione di Little Big Planet XD

  2. 2 skarza
    maggio 29, 2008 alle 12:33 pm

    io accetterei e poi al massimo ti licenzi dopo se trovi qualcosa di meglio… mica ti comprano!

  3. maggio 29, 2008 alle 12:34 pm

    Pensavo tu volessi riprendermi per la ripetizione di “proprio”.

    Comunque, sì, è grave. E probabilmente è indice della mia incapacità di lavorare in ufficio. O forse ancora, non sono stati proprio in grado di abituarmi e di spiegarmi come comportarmi nella gestione delle suddette pratiche, visto e considerato che nei primissimi mesi ho fatto di tutto, tranne che il lavoro che mi avrebbero dovuto insegnare.

    E forse, DAVVERO, non sono fatto per questo lavoro di import export, perchè sono abituato a fare le cose una alla volta, a farle BENE. Cominciarle e finirle e trarre soddisfazione dal loro completamento. Cosa che qui non avviene davvero.

  4. maggio 29, 2008 alle 12:38 pm

    Cara Skarza, lo sai come sono fatto. Stupido a tal punto da voler essere corretto in ogni caso. E anche qui, avrei molte difficoltà a farmi assumere non vedendo l’ora di andarmene. Sempre ammesso che alla fine mi propongano qualcosa, eh?

    Ma il punto è un altro. Il punto è quanto e come arrivo a casa incazzato, distrutto e stressato, fino alla perdita completa della poca stima di me che ancora conservo.

    Non mi fa bene. Non credo di volerlo fare ancora, una volta finito lo stage.

  5. 5 skarza
    maggio 29, 2008 alle 12:47 pm

    per prima cosa nn gli fai un favore.. se ti licenzi è solo colpa loro.. vedi se preferisci stare nell’incertezza del disoccupato o nello stress dell’insoddisfatto ma pagato.. in entrambi i casi devi cercarti qualcosa di meglio, ma devi considerare che in un caso hai almeno uno stipendio ( poi lo sai che come zonatar io sn molto formichina..)

  6. 6 Fabbio
    maggio 29, 2008 alle 3:03 pm

    “mandare a remengo”… mmm… ho dovuto cercarlo su internet che volesse dire :-)

    cmq io concordo con skarz … cioe alla fine pensa che se loro ti assumono vuol dire che per 100 che ti danno loro guadagnano dal tuo lavoro 120, non è certo un favore che ti fanno…

    cmq su con la vita!! ora arriva anche l’estate!!!

  7. 7 Sheik
    maggio 30, 2008 alle 12:55 am

    non credo che l’incapacità del gestire più attività contemporaneamente sia una grave mancanza, innanzitutto perchè nessuno “nasce imparato” è una cosa che si acquisisce, c’è magari chi per esigenze varie lo a già imparato e chi no…ma non è di certo una cosa senza rimedio.
    a parte questo io sono fermamente convinto che tu stia guardando tutta la faccenda dal punto di vista sbagliato, innanzitutto perchè ti concentri sui tuoi difetti invece di guardare a tutte le tue qualità e poi perchè prendi il lavoro come qualcosa di personale.

    in teoria ti trovi in un ottima posizione, ovvero non desideri particolarmente tenerti il posto. quindi perchè angosciarti o preoccuparti, mortificarti per un rimprovero o dare peso ad i loro scleri? mal che vada che fanno? non ti confermano il ruolo? e chi se ne frega, sei tu il primo che pensa di non volerlo confermare. questo ti mette nella condizione di poter provare ad affrontare le cose con il giusto distacco…e magari provare a fare a modo tuo. potresti così riuscire a trovare il tuo equilibrio, il tuo stile nell’affrontare il lavoro e magari scoprire che c’è del positivo per sino li.
    oppure continua a farti schifo ma almeno non ti torturi!

  8. 8 Avvocato Taormina
    maggio 31, 2008 alle 8:50 am

    L’incapacità nel gestire più situazioni contemporaneamente non è grave se affrontata. Le parole ti Tiamat sono drastiche, dice di essere rassegnato a non saperlo fare. Quindi ad una situazione preoccupante (perchè a trent’anni non saper fare una cosa che il mondo del lavoro ti richiede costantemente non è una cosa da sottovalutare… io un trentenne che non si sa organizzare non lo assumo, mi frega poco che un giorno imparerà, ci sono in giro ventenni che ormai sono ben rodati…) si aggiunge una scarsa voglia di porre rapido rimedio a questo problema giustificandola con una “non predisposizione”…
    Quindi o in questo o in un altro settore, in altro posto di lavoro, in qualsiasi situazione, gambe in spalla, flessibilità e nervi saldi, che NON ESISTE PIU’ un lavoro in cui prendi in mano un’attività alla mattina e fino a sera fai solo quella… a meno che tu non vada a lavorare in catena di montaggio (ed anche anche, gli operai dell’azienda che dirigo sono flessibilissimi!)

  9. maggio 31, 2008 alle 8:59 am

    C’è stata la possibilità (remota) di aprire una tabaccheria…

  10. maggio 31, 2008 alle 1:41 pm

    Comunque sto giungendo alla conclusione che, come sempre, i problemi siano solo nella mia testa. Alla fine, se non fossi realmente in grado di gestire tante pratiche tutte insieme, sarei già stato allontanato.

    Resta però un senso di ribellione, dentro di me, per una vita, o un tipo di vita, che viene abbastanza “imposto” (o che io sento come imposto), che è dopotutto l’unico possibile (o uno dei pochi possibili), e che secondo il mio umile punto di vista, tende più alla frustrazione che alla realizzazione dell’individuo.

  11. 11 Sheik
    giugno 1, 2008 alle 12:38 am

    bhè come dice Tia non è che non abbia capacità gestionale è solo che per lui è molto faticoso padroneggiarla, ma a quanto pare dall’eseterno non si vede (chi ti dice che non sia altrettanto anche per gli altri) e resto dell’idea che se deciderà di restare pian piano la imparerà che abbia o meno voglia di farlo. sia che lo desideri con tutte le sue forze o meno trovandosi nella costante situazione di doverla usare poco alla volta diverrà naturale. è un po’ come gli studenti che vanno all’estero per spass…. imparare una lingua straniera.

    dissento anche dalla convinzione che non esista più un lavoro che si inizia al mattino e lo si porta avanti fino alla sera. anzi ci sono moltissimi lavori che richiedono di restare concentrati per settimane (ed in rari casi per mesi) senza variare o disconcentrarsi dallo stile che si aveva all’inizio.

    inoltre mi domando quale sia la grossa rilevanza dell’avere 20 30 o 40 anni… per la maggior parte dei lavori è insignificante.
    le aziende danno abbastanza peso (almeno sembra) all’assunzione, ma a parte questa fase nello svolgimento non mi pare di notare sostanziali differenze.

    capisco il fattore età nei campi sportivi e quelli connotati da un forte spirito creativo, nel caso dell’azienda dello stage… mha mi sembra un lavoro che si potrebbe fare tranquillamente a 50 anni(ed infatti ci sono 50enni che lo fanno).

    c’è comunque un fattore da valutare. come ho detto prima, purtroppo le aziende valutano all’assunzione l’età e l’esperienza lavorativa. fermarti qui non aggiungerebbe molto al tuo curriculum, anzi renderebbe poco chiaro se al termine dello stage te ne sia andato tu o ti abbiano dato loro il benservito. quindi restare potrebbe fare comunque esperienza che potrebbe agevolarti l’accesso a qualcosa di più interessante….
    ma come ti dissi già tempo fa, secondo me non ha senso mettere sul curriculum tutto quello che si sa fare, ma solo quello che può interessare (o avere un attinenza) a chi ti valuta. quindi se questa voce sul tuo curriculum non aprirebbe porte per il tuo vero obiettivo… bhe puoi anche farne a meno.

    io resto dell’idea che se hai sotto sotto un sogno forse faresti bene a provare a seguirlo con tutte le tue forze…e se invece hai già deciso di rinunciarvi…bhè allora tanto vale restare dove sei, ancor più che è un lavoro che potrai svolgere anche quando avrai un età più avanzata (con opportuna carriera si intende) quindi resta una buona opportunità.

  12. 12 Avvocato Taormina
    giugno 1, 2008 alle 12:31 pm

    Caro (o cara, non ho ancora capito ^_^ ) Shiek non so in che ramo lavori, ma nella metalmeccanica un trentenne che non si sa organizzare non supera il colloquio di assunzione. Tra l’altro ti consiglio di ascoltare un po’ tutte le trasmissioni di Radio 24 (o di leggere gli inserti del Sole 24 Ore) dedicati proprio alla difficoltà di ricollocamento dei lavoratori tra i 30 ed i 40 anni (oltre non ti dico) che si sta manifestando nel mondo del lavoro odierno.
    Istruire al PROPRIO lavoro (che è SEMPRE differente, per quanto tu provenga anche dallo stesso ramo) è un costo aziendale che se ci si può risparmiare (assumendo un ragazzo più giovane e sicuramente più flessibile nella mentalità) ben venga.
    I primi anni di vita di un lavoratore devono per forza di cose essere vissuti cambiando più realtà lavorative, ma occhio ad individuare prima possibile un ramo di interesse, altrimenti è meglio “costruirselo” un lavoro, sempre che si abbia la forza e la mente tanto brillante da concepirne uno. Ai nostri giorni è sempre più difficile intraprendere una carriera da libero professionista.
    Poi un giorno mi farai la lista dei lavori in cui per mesi ti concentri sulla stessa attività… magari il pittore e lo scultore… ma anche un muratore un giorno deve organizzare più attività differenti durante la giornata e l’anno… ^_^

  13. 13 Sheik
    giugno 1, 2008 alle 3:16 pm

    lo ho detto anche io che il problema principale dell’età sta al momento dell’assunzione. ma resto dell’idea che in termini pratici non ci sia tutta questa differenza. se il lavoro è nuovo sia un giovane che una persona più in la con l’età dovranno impararlo, non è che il giovane lo sa già fare e quello più attempato no. solitamente si sostiene che i giovani…sono più aperti ad apprendere, ma credo che sia solo un luogo comune. quello che davvero conta è la motivazione: un giovane non motivato non impara nulla, per quanto giovane possa essere, ed una persona più grandicella se fortemente motivata riesce ad ottenere ottimi risultati. a conferma che questa mia teoria non sono solo belle parole pensiamo a tutti quei signori/e che 40 50 anni decidono di laurearsi (conciliandolo con la loro precedente vita) queste persone lavorano, mandano avanti la loro famiglia e ovviamente studiano per passare gli esami. stando alla tua logica un giovane che è più flessibile e a tra l’altro moti meno impegni che lo distolgono dalla sua attività principale (lo studio) dovrebbe avere risultati decisamente migliori…ed invece è l’esatto opposto. quei signori hanno deciso di tornare sui banchi di scuola spinti da una forte motivazione (o da una grossa necessità) ed il risultato supera il luogo comune della maggior duttilità legata alla gioventù.

    oltretutto se proprio vogliamo vedere, la maggior parte dei lavori oggi disponibili sono tutti a progetto o a tempo determinato, il che vorrà dire che tra qualche anno saremo tutti 30enni in perenne ricerca di un nuovo contratto. se la logica del lavoro a tempo indeterminato sta scomparendo (come lo stesso Sole24 propone) allora ci dovranno essere soluzioni anche per 30 che hanno finito il loro progetto e sono in cerca di uno nuovo.
    la logica dei contratti a progetto e del tempo determinato non si sposa con quella della discriminazione di età, altrimenti superati i 30 moriremo tutti di fame. (come se invece prima dei 30 si navigasse nell’oro)

    la lista dei lavori che richiedono intere settimane è molto semplice. comprende tutti i lavori artistici (come dici tu, pittore scultore ma anche attore, perchè la parte non la impari in mezza giornata e poi le rappresentazioni dello spettacolo le fai per diversi mesi) tutti i lavori creativi (dal designer all’architetto, al pubblicitario al creatore di eventi) e quelli informatici/elettronica (i programmatori non saltano mica da un progetto all’altro ogni ora) e questi sono solo alcuni dei lavori (quelli che conosco, ma suppongo che ne esistano altri) in cui entri al mattino sapendo che sei al lavoro, che so, sulla nuova interfaccia di un elettrodomestico ed esci alla sera che sai che domani farai ancora quello.

    Ps. ma Sheik è un nome così ambiguo? bha forse se si pensa da chi è tratto si… o forse sono i mie gusti a far nascere il dubbio
    PPs. da come parlo sembra che un 30 abbia un piede nella fossa….cosa che non è vera.

  14. 14 Avvocato Taormina
    giugno 1, 2008 alle 11:01 pm

    Sul fatto che il lavoro sta mutando verso la collaborazione coordinata siamo d’accordo… ma sul fatto che il lavoro dipendente stia morendo in favore di quello a contratto ci sarebbero decine di economisti che avrebbero il loro bel ridire (anche Roberta Pellagatta del Sole ^_^ ).
    Inoltre forse non hai notato la mia affermazione, ovvero che un trentenne che non si sa organizzare ha delle difficoltà nel mondo del lavoro. Un mestiere si impara, ma uno schema mentale come quello dell’organizzazione prima si acquisisce meglio è! Ed una persona ormai laureata DEVE, secondo me, avere imparato anche dallo studio questo modus operandi!. Fine, qui si ferma la mia considerazione, non mi interessa se ci sono cinquantenni che si laureano, se non sono capaci di gestire una serie di impegni sono persone limitate con una, due o anche dieci lauree…
    Trovo inoltre sorprendentemente riduttivo e sintetico il tuo modo di intendere il lavoro come un “qualcosa che entri alla mattina e te ne occupi fino alla sera”. L’esempio del programmatore software è il più eclatante (considerando la vastità di routines di cui è composto anche il più semplice programma…). Ed un designer? Quante volte deve fermarsi in attesa del prossimo meeting con un cliente? Cosa fa, va al mare? ho lavorato sette anni in uno studio di Design e se il buon Massimun (designer anziano) fosse stato capace di finire un progetto senza mai distrarsi forse ora avrebbe qualche capello in più XD. E gli architetti? Ho qualche amico che lavora ancora al tecnigrafo ed usa dei piani di lavoro da tre metri per contenere i fogli dei differenti lavori sott’occhio…

    Fortunatamente Tiamat a me non sembra assolutamente la persona incapace di organizzarsi; probabilmente è un ragazzo afflitto da un 50% di demoralizzazione ed un 50% di azienda demoralizzante, uno di quei posti in cui si tende a frustrare la persona per tenerla sotto controllo. Anche io ho vissuto realtà del genere ed una volta che ho realizzato il loro intento ne sono fuggito. Posti simili ti fanno perdere l’amor proprio: ricordo che ero arrivato a pensare che non valevo nulla nemmeno io e che forse era meglio se rimanevo lì che almeno avevo un lavoro… Poi ho detto:”Ma siamo scemi?? Io valgo ben di più di quanto offre questo posto” e me ne sono andato fiero, trovando posti di lavoro migliori e persone splendide con cui rapportarmi.

  15. 15 Sheik
    giugno 2, 2008 alle 1:36 am

    no no aspetta, un programmatore affronta sicuramente diverse routines nell’arco della giornata, ma sono tutte parte dello stesso programma, non sono aspetti separati sono una sola cosa ed uno influenza l’altro, quindi devi mantenere ben focalizatta l’attenzione su cosa stai facendo e sul contesto su cui si inserisce. che è l’esatto posto invece di saltare da un lavoro all’altro completamente slegato come inserire un listino prezzi ed aggiustare una stampante. nel primo caso è richiesto “semplicemente” di mantenere una visione globale mentre si struttura la funzione particolare, nell’altro invece di saltare da palo in frasca e di mantenere la concentrazione su entrambe le cose.

    personalmente non trovo difficile interrompere momentaneamente un lavoro meccanico o che richiede poca concentrazione per svolgerene un altro…ma non riuscirei mai ad interrompere un procedimento per che, so risolvere un problema di comunicazione tra linguaggi per andare a risolvere il problema dello streaming progressivo di un progetto completamente diverso. farò fatica ad inserirmi nel secondo e avrò perso il filo del primo sprecando tempo. se invece, come fanno molti, sai già tutto quello che dovrai fare e sei libero di svolgerlo come credi (l’importante e che sia fatto entro alla scadenza) ottieni risultati migliori.

    ho notato l’affermazione “rentenne che non si sa organizzare ha delle difficoltà nel mondo del lavoro” ma penso che la mancanza di organizzazione sia un problema indipendentemente dall’età, in ogni caso condivido con te l’idea che nel caso di Tia non sia disorganizzato ma solo che si senta tale. anche perchè una delle poche cose che contribuisce a sviluppare i videogiochi e la capacità di dividere un problema in sotto problemi e organizzarne la risoluzione.


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