20
Mag
08

Metti un ebreo a cena

Quando si dice che nella vita non si sa mai cosa ti aspetta.

A coronamento di una settimana che sembrava già troppo lunga lunedì pomeriggio, domenica sera sono stato “caldamente invitato” ad accompagnare a cena due clienti israeliani, compratori di apparecchi enolgici (mica scemi!).

Curiosamente, sono passato nel giro di pochi minuti attraverso una variegata gamma di stati d’animo contrapposti. Dallo stupore, all’imbarazzo, alla paura, alla rabbia (per dover passare una domenica sera a “lavoro”), all’euforia.

Naturalmente, organizzare una cena, soprattutto di lavoro, per due ebrei, è impresa tutt’altro che semplice. E qui è il caso di fare una doverosa premessa su quanto starò per dire. Non è infatti mia intenzione essere offensivo o razzista, ma soltanto ironico su degli usi e costumi che, quand’anche rappresentino un’indubbia ricchezza culturale, sono quantomeno anacronistici.

Esiste infatti un complesso sistema di regole religiose che impongono all’ebreo ortodosso di consumare soltanto cibi considerati “puri”. Ovviamente, dovendo per lavoro fissare una cena ufficiale, mi sono opportunatamente documentato con la sempre verde Wikipedia su quali fossero questi principi cardine nell’alimentazione dell’israeliano osservante. E, vi assicuro, c’è di che impazzire.

La Kasherut, infatti, è talmente complicata che spesso le sue regole variano da regione a regione. In ogni caso, i precetti riguardano la natura del cibo, la sua preparazione e, nel caso di cibo animale, la natura dell’animale stesso. Ora, al di là dei divieti più ovvi (non mangiare rettili, anche se dotati di zampe, o scimmie), il vero macello arriva (appunto) nella macellazione degli animali, che devono essere uccisi secondo un preciso rituale e le cui parti devono essere accuratamente scelte ed esaminate.

Capirete quindi che, dal momento che Livorno vanta la seconda comunità ebraica italiana per numero di persone, ho ben pensato di far un colpo di telefono alla segreteria della suddetta comunità, per scoprire che no, non esiste nessun ristorante in città che prepari cibi Kasherut, ad eccezione di… MR. KEBAB, un fast food di tre metri quadrati che, come si può facilmente intuire dal nome, serve principalmente Kebab.

Ironia della sorte.

La segretaria comunque si prodiga nel dire che, se i miei ospiti sono PROPRIO originari di Israele, con tutta probabilità non sono molto osservanti, e che anzi, gli ebrei italiani sono quelli che seguono più rigorosamente le regole della Kasherut. Cioè, non abbiamo neanche un ristorante in città, ma siamo più osservanti di chi quelle regole le ha vergate. Decisamente poco logico.

Insomma, l’unica alternativa domandare ai clienti se una cena a base di pesce (tollerato nella tradizione ebraica) potesse essere accettabile.

Giunto nella Hall dell’Hotel, qualcosa mi dice che, forse, la segretaria della comunità ebraica farebbe bene ad emigrare. Veniamo accolti da due attempati signori, entrambi dotati di Kippah (la tradizionale “papalina”). Uno dei due (il più anziano, che non parla una parola di inglese) porta con fierezza una barba bianca da antologia.

Cominciamo bene.

Nonostante l’aspetto, il dinamico duo si rivela gioviale. Insomma, parliamo pur sempre di produttori di vino, abituati alla convivialità e al buon bere e mangiare. Parte il giro turistico della città, e mi riscopro cicerone anche in lingua anglosassone. Anche se la saggezza invita ad omettere di sottolineare, per par condicio, sia le vestigia del ventennio fascista, sia i luoghi storici della nascita del partito comunista.

Momento critico, naturalmente, la cena. I due pretendono di scegliere il pesce, esaminandolo minuziosamente. Disquisiscono sui metodi di cottura, proibendo l’uso dell’olio (per paura che venga utilizzato olio di origine animale, pare), e poi ordinano insalatina e patate fritte.

Ochiataccia alle penne allo scoglio ordinate dal collega a parte, la cena fila liscia come l’olio. Tra un commento sui lunghi pasti italiani e sul tiramisù, ho appena il tempo di inorridire per lo schifo del mio risotto di mare che è già il tempo del dolce.

Anche qui, i due si dimostrano schizzinosetti, preferendo il già decantato tiramisù (anche se bruttino) a meraviglie pasticcerie di profiteròl e di creme all’amarena.

Quella che non sembra invece mancare è la voglia di bere. Doppia dose di limoncello e un bel grappino, non fanno desistere i nostri ospiti dall’intento di assaggiare un bel ponce alla livornese.

Peccato che il bar Civili fosse chiuso.

Avrei PAGATO per varcare quella soglia insieme a due israeliani D.O.C., solo per vedere le facce degli altri livornesi.


5 Responses to “Metti un ebreo a cena”


  1. 1 Sheik
    maggio 21, 2008 alle 12:02 am

    patate fritte…. fritte in cosa? perchè se le patate sono fritte in olio vegetale allora anche il pesce….

    ma secondo te, se venisse cotto/macellato in modo diverso se ne accorgerebbero?
    strano…in tutti i telefilm gli ebrei vengono mostrati come quelli che se paga un altro mangiano tutto quello che possono e se riescono se ne nascondono anche un po’ in tasca. sono più divertenti nella controparte televisiva!

    prossima tappa i Vegan?

  2. maggio 23, 2008 alle 11:31 am

    Ma magari venissero i Vegan! O i Visitors, così fanno fuori tutto l’ufficio!

  3. 3 Sheik
    maggio 23, 2008 alle 4:11 pm

    guarda che i Vegan sono vegetariani…e alcuni mangiano solo semi, altri solo frutta ed altri ancora solo la frutta che è caduta da sola (perchè se no è come ucciderla)… dubito che persone che non se la sentono di uccidere un carota possano far fuori il tuo ufficio….

  4. maggio 23, 2008 alle 6:51 pm

    E io che pensavo fossero gli alieni di Goldrake… Stavolta ho toppato alla grande.

  5. settembre 26, 2008 alle 3:15 am

    hahaha… gli alieni di Goldrake…

    Comunque non esageriamo sui vegan. Cioé, la maggior parte sono dei folli sciroccati (ma di brutto), però fondamentalmente le basi ci sono. E non è tanto una questione morale quanto pratica (gli uomini sono frugivori, non vegetariani né carnivori né onnivori).

    C’ho provato anch’io ad una sana vita vegan. Ho iniziato alle 14:40 circa. Alle 8:20 m’han chiamato per filetto alla brace ed arrosticini. Evidentemente non era destino.

    Ma veniamo al post:

    “sia le vestigia del ventennio fascista, sia i luoghi storici della nascita del partito comunista.”

    ed ancora

    “Ochiataccia alle penne allo scoglio ordinate dal collega a parte, la cena fila liscia come l’olio. Tra un commento sui lunghi pasti italiani e sul tiramisù, ho appena il tempo di inorridire per lo schifo del mio risotto di mare che è già il tempo del dolce.”

    and again

    “Quella che non sembra invece mancare è la voglia di bere.”

    Ho una terribile sensazione di dejà-vu… xD

    PS: non mi vorrei sbagliare, ma credo ci sia un errore tipografico. Pasticcerie dovrebbe rappresentare solo ed esclusivamente i negozi adibiti a rivendita di prodotti pasticceri, per l’appunto. Fino a prova contraria, c’è una i di troppo :D

    Si, faccio caso ai puntini sulle i ;)


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