25
Mar
08

Lo stacanovista

C’era una volta un tale Aleksei Grigorievich Stachanov, minatore russo che inventò un nuovo sistema per l’estrazione del carbone. Detto in poche parole, escogitò un metodo innovativo per tagliare la pietra e riorganizzò la sua squadra di minatori in modo da trasportare la roccia sui vagoni della miniera in minor tempo.

Col metodo di Stachanov (poi conosciuto come “stacanovismo”), la produttività cresceva di 14 volte. In pratica se una squadra di minatori in un ora estraeva un kg di carbone, quella di Stachanov ne estraeva 14.

Naturalmente la cosa non sfuggì agli occhi attenti di chi gestiva il regime comunista (stiamo parlando degli anni ’30), che decise, per la felicità dei compagni di Stachanov di estendere il sistema a tutte le miniere dell’Unione. Ma non ci si limitò a questo. Si decise anche di inserire premi di produzione, di registrare i record e di invitare (lascio immaginare come) tutti i lavoratori a raggiungere gli standard dei migliori.

Curioso, ma più che al socialismo, questa descrizione mi fa pensare al capitalismo. Ma son dettagli. E la confusione mentale è la prerogativa di questa giornata di nove ore di lavoro.

Sì, perchè oggi sono stato “invitato” a trattenermi oltre l’orario di lavoro. E così succederà domani, e dopodomani, e venerdì. Finchè il “boss” non partirà per il Giappone. Il mio compito infatti è quello di aiutare a prepararlo per questo importante viaggio.

Immaginate cosa voglia dire preparare il Notebook di una persona che ha un rapporto praticamente conflittuale con l’informatica? La cosa peggiore è che con tutta probabilità sarò ritenuto responsabile di qualsiasi malfunzionamento possa capitare sul nuovo portatile che si porterà appresso.

Oggi, comunque, è passato l’incubo di selezionare il nuovo pc (ovviamente, prepararsi per un viaggio di lavoro implica l’acquisto di un Notebook), senza riuscire bene a capire quanto volesse spendere, per cosa lo volesse adoperare e perchè. E via nel girone infernale della grande distribuzione dell’informatica a cercare una macchina adatta, perchè il Notebook consigliato al “boss” dal fratello (che per altro lavora nella ditta che lo produce) non è considerato affidabile (probabilmente a ragione) dai figli dello stesso.

Personalmente, dovendo giocoforza utilizzare il sistema operativo (s)Vista, con il banalissimo pacchetto Office, ero indirizzato su un sistema dotato di 3-4 GB di ram. Ma evidentemente la forza della marca si è fatta sentire prepotente, e domani verrà con ogni probabilità effettuato l’acquisto di un piccolo Vaio.

Sì, perchè la decisione non è stata ancora presa.

L’ultima ora è stata dedicata alla stesura di un manuale, in lingua inglese, di un “programma” (in realtà una pagina web dinamica, interfacciata con il database di clienti ed ordini) che avrò utilizzato sì e no due volte in tre mesi di stage. Ed a poco è servito ricordare questo dato di fatto: il compito è mio e devo fare del meglio.

Figurarsi che, poco prima di andare, mi è stato gentilmente sussurrato: “Se vuoi andare a casa, ti puoi portare il documento da finire”.

Questo succedeva alle 19:10. Alle 19:30 ero in bici che pedalavo verso casa. Senza il documento.

Stachanov è morto nel 1977.

In quell’anno, io, nascevo.


10 Responses to “Lo stacanovista”


  1. 1 Avvocato Taormina
    marzo 25, 2008 alle 8:31 pm

    Stachanov è morto nel 1977.

    In quell’anno, io, nascevo.

    Ti adoro :D

  2. marzo 25, 2008 alle 8:39 pm

    Non tutti possono vantarsi di annoverare un avvocato, fra i propri ammiratori.

    Grazie di cuore!

  3. 3 Sheik
    marzo 26, 2008 alle 2:47 pm

    …sono di parte…no, forse un po’ di più..
    ma, come puoi essere considerato responsabile di eventuali malfunzionamenti se ci si mette sopra (s)Vista?! sarà già un miracolo se si accende senza che un applicazione (se stesso) abbia eseguito un operazione non valida (cercare di funzionare) e che quindi verrà terminato (definitivamente, si spera).

    be se fossi appassionato o interessato a mantenere quel lavoro fare un po’ di straordinario non sarebbe la fine del mondo, il problema è che quello che fai non ti piace e che quindi anche solo 5 min in più sono già troppi…

    *__* ti sto immaginando mentre pedali a tutta birra su di un triciclo…dimmi che in realtà era un triciclo!

    P.S. io sono nato nello stesso anno in cui nasceva la Signora in Giallo…
    spero anche io che la data di nascita voglia dire qualcosa!

  4. 4 Avvocato Taormina
    marzo 26, 2008 alle 3:20 pm

    Gli “straordinari” dovrebbero essere tali, se non fosse che il lavoro di una persona (generalmente l’impiegato) viene valutato non tanto per la qualità di ciò che svolge durante le sue otto ore ma da quante volte viene trovato al suo posto, con la testa china e la bocca chiusa oltre l’orario di lavoro…
    Non esiste una realtà, sia chiaro… Esiste solo una “regoletta” che dice:”L’azienda in che non riesce a completare le proprie funzioni durante l’arco della normale giornata lavorativa (e quindi ricorre sovente agli straordinari) è un’azienda male organizzata”.
    Entriamo in argomenti tipo Meno straordinari – più assunzioni di giovani e miglioramento della qualità del lavoro? Ma non era un blog di videogames?? O_O

  5. 5 Sheik
    marzo 26, 2008 alle 4:45 pm

    no, non direi che è un blog dei videogiochi… il sottotitolo dice “Life is unfire” non “life is game”, il Tia si occupa spesso di VG ma anche di vita vissuta…non direi quindi che i VG sono l’unico tema del blog.

    affrontando il tema degli straordinari, non concordo molto con quanto detto.
    innanzi tutto partendo dal caso di Tia, lui dovrà fare straordinari solo per questa settimana che c’è la trasferta Giapponese, assumere qualche giovane solo per questa mansione mi sembra esagerato, ok che ci sono i contratti a progetto… ma questo sarebbe eccessivo.

    e in generale non sono convintissimo che la necessità di straordinari dipenda dalla mancanza di organizzazione dell’azienda.
    prendiamo proprio l’esempio di Stachanov. se l’azienda gli avesse chiesto di produrre 12kg al giorno (1.5kg/ora) basandomi sull’esempio di sopra un gruppo normale avrebbe richiesto 12 ore di lavoro e quindi ben 4 ore di straordinario….quindi avremmo detto che l’azienda faceva richieste assurde. già…assurde se non che Stachy avrebbe fatto quel lavoro in meno di un ora. allora potrebbe anche essere che siano i lavoratori a non riuscire a stare nei tempi.

    la questione di organizzazione da parte dell’azienda sicuramente vale per il lavoro al nastro trasportatore, avviti i bulloni, devi solo compiere un gesto meccanico basta fare il conto su quanto ci impieghi in media un uomo a compiere quel gesto ed è presto fatto a fare i conti.

    ma la stesura di un manuale?! si può fare lo stesso conto? scrivere un manuale richiede approssimativamente un processo che parte dal test del programma per conoscere il prodotto, cercare di farsi uno schema per organizzare i contenuti che si desiderano esprimere e poi trovare la formula per farlo. per quanto il risultato possa essere tecnico si tratta comunque di un processo creativo (di fatto e possibile inventare una macchina che avviti bulloni ma non una che scriva una guida).
    il processo creativo non è un gesto meccanico che si compie in un tempo medio, e un processo che varia da persona a persona, c’è chi sta li davanti al foglio vuoto per ore e poi improvvisamente gli esce tutto come un fiume in piena, c’è chi procede a singhiozzi e che chi va ad una velocità costante. ma il primo non è che spreca tempo, perchè tutta la velocità che ha nella seconda fase non esisterebbe senza la prima di inattività/riflessione.

    ogni persona ha i suoi tempi, i suoi metodi e il suo approccio. sarebbe sbagliato cercare di imporre un metodo universale ad un processo che segue il ritmo individuale.
    ci troviamo quindi di fronte a diverse possibilità:
    1. l’azienda ha sbagliato a fare i conti e pretende troppo
    2. l’azienda a preso come riferimento una persona che è molto veloce a svolgere quel compito
    3. la persona che non riesce a risolvere il compito entro il tempo previsto è una persona lenta

    se si trattasse del caso 1 avresti ragione tu a dire che è necessario assumere più personale. negli altri casi invece il problema è di natura diversa, perchè entrambi portano alla risoluzione che è meglio avere tra i propri dipendenti quelli che sono così veloci da riuscire assolvere al proprio compito entro i tempi stabiliti e fare fuori gli altri che non sono altrettanto performanti. ora questa soluzione non piacerà a nessuno e d’altro canto come fare a stabilire in quale dei tre casi ci si trova?
    imo, non è possibile farlo in modo matematico ed incontrovertibile, quindi non resta che raggiungere un compromesso, che poi sarebbero gli straordinari.
    che in teoria non è un sistema di sfruttamento, perchè c’è un sottile equilibrio nel sistema che è degno di un gioco strategico: gli straordinari sono retribuiti di più il che significa che se il numero di ore di straordinari è elevato all’azienda costerebbe di meno assumere delle nuove persone che pagare una che lavori il doppio (e metà del tempo troppo stanca per rendere bene) o in alternativa valutare se quella persona è inadatta a svolgere quel ruolo. in caso invece in cui gli straordinari siano pochi consente all’azienda di fare fronte a sporadiche situazioni di emergenza senza necessariamente allargare il proprio organico che presto si rivelerebbe un dispendioso extra rispetto alle attività quotidiane.

    nel caso di Tia gli straordinari non saranno sicuramente retribuiti, ma lui si trova anche in una situazione particolare…quella dello stagista! che è una posizione in cui si devono fare indiscutibilmente dei sacrifici per dimostrare il proprio impegno e il proprio valore e anche la dedizione all’azienda.
    questo discorso vale ancora di più in questo caso dato che non stiamo parlando di una multinazionale ma di un azienda che è poco più che una ditta a conduzione famigliare.
    se ripensi ai passati messaggi quasi tutta la famiglia dei titolari lavora li, non è quindi strano che considerino (vuoi anche che abbiano una percezione sfalsata) gli straordinari come una cosa non straordinaria… tutti i titolari di piccole attività non guardano l’orologio e lavorano quanto serve per far andare avanti la loro piccola impresa. il problema è che qui Tiamat non è parte della grande famiglia, non si sente parte…e non sa nemmeno quanto lo voglia esserlo.

    per quanto riguarda il punto Qualità VS Quantità non è così vero, di pende dai lavori ma spesso la Qualità ha la precedenza…certo se si è persone straordinariamente dotate! ma se si è nella media, l’unico modo di competere con le altre persone che sono al nostro stesso livello (e che sono molte) è di offrire una quantità maggiore. a parità di qualità, su quale altro parametro si può prendere per giudicare? (escludendo l’illecito fattore della disponibilità ad attività sessuali con il titolare).
    in ogni caso durante questo periodo Tia ha svolto un gran numero di attività, tutte differenti e in gran parte discutibili che sembrano più adatte a un tuttofare che a un futuro impiegato…quindi mi risulta difficile credere che si possa valutare in qualche modo la qualità o che essa sia richiesta…penso che il metro di misura, per questa azienda possa essere la disponibilità e la versatilità ad adattarsi a vari ruoli che la necessità richiede.

  6. 6 Sheik
    marzo 26, 2008 alle 4:51 pm

    hem scusate il doppio commento…ma mi accorgo degli errori solo dopo aver cliccato su “invia” (nonostante, giuro, rilegga tutto più volte)
    a parte errori vari ho completamente fallato la trascrizione del sottotitolo del blog (Life is unfair non Life is unfire…che tra l’altro non ha senso)
    prego Tia di scusare questo errore.

  7. 7 Avvocato Taormina
    marzo 26, 2008 alle 5:34 pm

    Con calma:
    1) Le mie considerazioni non sono strettamente legate al caso “Tiamat ed il viaggio in Giappone” ma a circa venti anni di lavoro nel settore metalmeccanico
    2) Ho parlato di “uso costante di straordinari” apposta. Io sono uno che lavora 12 ore al giorno, ovvero 70-80 ore a settimana. E lo fa tutto l’anno. Situazioni simili sono abituali in molte realtà lavorative anche importanti e portano spesso all’esasperazione/incomprensione/rottura del rapporto di lavoro. Non trovi che un’azienda si può accorgere delle proprie necessità semplicemente controllando i badge di ingresso/uscita dei propri dipendenti?
    3) Il carico di lavoro di un’azienda non è tanto imprevedibile da non giustificare la pianificazione delle attività, l’inserimento a tempo dovuto di personale, il training e l’inserimento nel processo produttivo. Solo che ai nostri cari industriali costa (in termine neuronico) tale attività, che viene sempre trascurata in favore del più facile “chiedi al solito fesso”.
    4) Gli straordinari sono retribuiti di più… ma aumentano in “sproporzione” anche le tasse, al punto che se ne fai oltre il 25% dell’orario lavorativo dichiarato vieni sovratassato e questa legge esiste proprio per disincentivare l’extralavoro e favorire l’assunzione di nuove leve.
    5) L’esperienza nel proprio lavoro conta tantissimo, è vero che il mio lavoro IO lo faccio in un’ora ed un neo assunto lo fa in 2 ore… ma è anche vero che nelle attività da svolgersi durante l’arco della giornata sono comprese centinaia di piccole burocrazie che DEVONO essere affidate a neoassunti sia per fargli fare esperienza che per fargli prendere confidenza con il prodotto trattato dall’azienda. L’eliminazione di queste attività consentirebbe a me di dedicarmi a quelle che sono ricerca, sviluppo e controllo della qualità, darebbero lavoro ad un altro individuo e ci farebbero andare a casa tutti ad un orario decente senza avere gli spruzzi di bile che ti escono dalle orecchie.
    6) Continuo a dire che le mie sono considerazioni sul mondo del lavoro e non sulla vita “straordinaria” di Tiamat. A proposito della “gestione famigliare” dello studio in cui lavora il discorso sinceramente non mi tocca minimamente la coscienza e ti spiego perchè: ho avuto a che fare con decine di realtà di quelle dimensioni e tutte tendono a farti “pesare” il loro essere sempre sul posto di lavoro, sempre attivi più del dipendente ecc..
    E’ una vita che si sono scelti e porta vantaggi e svantaggi. Ho fatto entrambe le esperienze e sono giunto alle mie conclusioni. Tutte sono idee personali tranne una:”Non mi venire a piangere lamentandoti delle disgrazie del tuo lavoro, se l’hai scelto un motivo c’è”.

    Per finire mi vien un po’ da sorridere nel leggere che c’è un sottile equilibrio tra gli straordinari e sfruttamento… In Italia non c’è… l’ho visto a sprazzi in qualche libro di scuola ed in alcune dispense di corsi di specializzazione. Quell’equilibrio che tu auspichi denota una mentalità perfettamente industriale che nel 90% delle aziende Italiane non esiste perchè le aziende stesse hanno origini che risalgono al massimo al dopoguerra… aziende giovani che rinascono dall’operato di volenterose famiglie che si sono rimboccate le maniche e che non vogliono ancora cedere il passo ad un mondo che adesso opera secondo regole internazionali…. Sono pochissime le aziende Italiane che riescono in questo, se si è fortunati di lavorare in una di esse si può crescere sia professionalmente che come essere umano. Ho avuto occasione di verificare la grande soddisfazione che si prova nel cedere un po’ del proprio “stacanovismo” in funzione di una organizzazione degli impegni… L’anno più bello della mia vita ^_^

    TIAMAT TORNA A LAVORARE, CHE SON SOLO LE SETTE DI SERA!!!

  8. 8 Sheik
    marzo 26, 2008 alle 6:57 pm

    seguo i tuoi numeri
    1) nulla da dire, non conoscendoti sono partito dal presupposto che la tua fosse una risposta alla disavventura lavorativa di Tiamat
    2) si, nella tua situazione si. se è una costante dovrebbero rivedere la loro politica, ampliare l’organico o forse rivedere la ripartizione del lavoro.
    mentre invece se si tratta di uno straordinario di una settimana legato ad un “grande evento” converrai anche tu che va più che bene la politica degli straordinari.
    il problema sorge quando si lavora in un posto dove c’è un grande evento ogni due settimane….
    3)se fossi dall’altra parte non dirmi che non lo faresti anche tu?! credo che sia un po’ colpa del solito fesso (io sono uno tra quelli, però penso che ci sia qualcosa di sbagliato se istigo gli altri a trattarmi così)
    4)appunto è il mio discorso, se fai più del 25% dello straordinario conviene assumere altre persone(perchè ti costa di più, vuoi di extra vuoi di tasse). vuole dire che se ne fai dimeno è una situazione saltuaria e quindi sostenibile, se è di più è una costante il che giustifica l’assunzione di nuovo personale. a me sembra che le regole per l’equilibrio ci siano…il fatto che non vengano sempre così rispettate e un altro discorso…
    anche se in piena onestà non riesco ad afferrare bene il perchè non vengano fatte. (c’è da dire che io vivo il 90% della mia vita in un mondo teorico e passo il restante 10% a domandarmi perchè esso non combaci con quello reale)
    5)ma se non fai tu quelle attività chi le fa? scarichi a un neoassunto la parte burocratica che è quella che richiede più dimestichezza e che un errore può portare a seri problemi? ma così il risultato non è come far fare a Tiamat una guida di un programma che non ha mai usato? [hem, confesso che questo lo ho fatto fare anche io…effettivamente sono inqualificabile -.- ma se non altro non si trattava di una situazione lavorativa]
    6) però ammetterai che quelle persone sono davvero sempre sul posto di lavoro. ovviamente lo hanno fatto per un motivo (vuoi che si chiami passione, vuoi che sia il vile denaro) ma non credo che lo facciano pesare. penso che la loro visione sia distorta e che non comprendono il perchè gli altri non facciano come loro. forse ho una visione troppo ingenua, ma non credo che ci fosse una qualche malizia nel suggerire di fermarsi di più o di portare il lavoro a casa (uso tia come esempio ma va bene anche in generale), ai loro occhi sembra una cosa naturale perchè loro sono abituati a farlo…

  9. marzo 26, 2008 alle 7:49 pm

    Giuro che ho letto tutto.

    Spergiuro di essere impressionato.

    Non son sicuro invece di essermi fatto un’opinione su quello che avete detto.

    11 ore continuate in ufficio (escludendo una pausa per ingurgitare un “quattro salti in padella) hanno avuto l’effetto di una cascata di candeggina sul mio cervello.

  10. 10 Avvocato Taormina
    marzo 26, 2008 alle 8:45 pm

    2) E’ una situazione che ho vissuto in più realtà aziendali in molte aziende italiane. La media del “dipendente” facente certe funzioni (UT/UA/Logistico) è quella delle 10 ore. Non è la straordinarietà. Molti dipendenti sono assunti con staordinario “forfettario”. E non puoi trattare più di tanto, sei te che devi campare, loro hanno “la fila di pretendenti” (che pretendenti poi non si sa..)
    3) Assolutamente no, non lo farei. Ci vuole coraggio ad ammettere che è ora di cambiare da “vecchia azienda padronale” ad organizzazione lavorativa
    5) Guarda che il 25% di 40 ore sono 10 ore… ovvero la media di quanto di viene “estorto” dalla direzione aziendale. Come la mettiamo?
    Ecco, il “se non le faccio io” non esiste. Esiste il “vanno fatte… non mi frega a che ora vai a casa”. Sia chiaro che un “neoassunto”, almeno da me, viene seguito passo dopo passo in ogni attività. Nelle mie funzioni sono anni che faccio formazione ed a costo di rallentare per qualche giorno il mio lavoro io insegno quanto c’è da sapere, così da poter diventare produttivo ed indipendente quanto prima. Se anche l’azienda italiana si muovesse con sufficiente anticipo e pianificasse produzione e prodotto ci sarebbero moolti meno problemi e parecchi posti di lavoro in più.
    6) Ti citerei il discorso Natalizio di “G.C.” della “C. S.p.A.” se non l’avessi rimosso dal cervello per il profondo disgusto che mi ha provocato… credilo che ci può stare la “visione distorta” ma tante volte te lo fanno pesare eccome…
    Proprio ultimamente, ad un mio datore di lavoro, ho raccontato un aneddoto di quando lavoravo come operaio ad una fresatrice a controllo numerico e lui mi ha risposto:”Allora anche lei si è sporcato le mani??”


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