17
Mar
08

Rivalutare un classico

Venerdì, visione forzosa con la dolce metà de “La bella addormentata nel bosco”. Dico forzOSA perchè per evitare che diventasse forzATA (ed essere legato, recalcitrante, ad una macchina che mi tenesse le palpebre aperte), mi sono sottoposto -quasi- volentieri al martirio.

Ovviamente sto parlando del classico Disney, sedicesimo lungometraggio degli Studios, uscito nel 1959, subito dopo Lilli ed il vagabondo e subito prima de La carica dei 101. Curiosamente, Wikipedia informa che il film fu un flop colossale. Costato ben sei milioni di dollari (del 1959) nè incassò appena la metà, facendo rischiare allo zio Walt la bancarotta. Solo in seguito, dicono, venne riabilitato e annoverato fra “i classici”.

Avendolo visto di recente, mi spiego i motivi del flop.

E non mi spiego i motivi della riabilitazione.

La storia comincia taaaanto tempo fa, in un regno lontano lontano, dove un Re mingherlino e sfigatello (Stefano, si chiama) non riesce ad ingravidare la bomba sexy che è sua moglie. Prova che ti riprova, alla fine con l’aiuto delle serenate (e delle visite clandestine) del menestrello -vero protagonista della pellicola- nasce una piccola bambina. Gli orgogliosi genitori danno alla bimba il nome Aurora, sperando che la sua nascita porti una nuova alba sul regno.

– N.B. il ruolo attivo del menestrello nel concepimento della fanciulla è intuibile solo da menti maligne come la mia –

Dando prova del leggendario senso di severità e giustizia per cui i sovrani medievali erano giustamente famosi (celebre la legge dello Ius primae noctis), il re decide di indire una festa, obbligando TUTTI, nobili e plebei a portare doni alla nascitura. Ovviamente la parte del leone la recitano le tre fatine buone, felici di poter finalmente affrancarsi dalla loro immagine di inutilità. Flora, Fauna e Seren(ell)a -notevole lo sforzo creativo nel trovare un nome alle fate- sono tre vecchie bacucche, evidentemente zitelle, sterili come il deserto del Sahara e, date le dimensioni, evidentemente affette da tumore alle mammelle. La prima decide di fare all’infante uno dei doni più utili per una principessa: la bellezza. Ora, pare evidente che la figlia di un re, viziata in partenza (ogni cittadino del regno le sta portando un regalo), trarrà grande beneficio nell’essere bella, quantomeno per accalappiare in futuro un danaroso pretendente ma, visto che pochi attimi prima la bambina era stata promessa in sposa al principe Filippo (4 anni e un nome che è tutto un programma: “amico dei cavalli”, non so se mi spiego), Flora poteva anche fare un regalo più utile. Chessò, l’intelligenza, o il potere di lanciare palle di fuoco dagli occhi, o di parlare con gli animali, o il pollice verde… Altra fata, altro regalo produttivo: il canto. Non può imparare a cantare come tutti, deve essere già a due giorni di vita una provetta Maria Callas.

All’improvviso, colpo di scena. Interrompendo Serenella, fa la sua comparsa Malefica (il nome è tutto un programma), che, inviperita per non essere stata invitata, decide di fare anche lei un regalo. Ma mica incenerisce il re, o rende sterile la regina, o chessò, condanna la principessa a sapere sì cantare, ma con la voce di un tenore… no, maledice l’infante che, giunta al sedicesimo anno d’età morirà, pungendosi su di un fuso. Ora, il fuso si usa per filare la lana a mano, quindi la principessa non morirà travolta per errore dalla carrozza del re, o impalata su di un cipresso, ma per una letale puntura sul polpastrello. Perfino lo shock anafilattico della puntura di una vespa sarebbe stato più doloroso.

A questo punto, tutti si voltano verso Serenella, l’unica a non aver ancora dato il regalo ad Aurora. Ma, a detta delle fate, Malefica è troppo più potente per poter spezzare la maledizione, figuriamoci se le fate possono anche solo ucciderla. Per di più, i loro incantesimi possono essere scagliati solo a fine di bene (ricordatevi di questo dettaglio, bambini), per cui, il massimo che possono fare è cambiare le clausole della maledizione, cambiando la parola “morte” con “sonno eterno” (che è un pò come cambiare la Coca Cola in Pepsi, per come la vedo io); un sonno che solo il bacio del vero amore potrà infrangere. Stavolta però, niente mela e niente nani, che questa è una storia originale.

Ma come impiegare i sedici anni che separano la principessa dal suo destino? Organizzare un’esercito per asfaltare il castello di Malefica con lei dentro? Allenare le fate in modo che siano più potenti della strega? Far violentare la principessa (una volta raggiunti i 15 anni, maniaci!) da tutti i sudditi finchè non trova il vero amore che spezzerà la maledizione l’attimo esatto in cui questa entra in atto?

L’intuizione arriva a Flora, mente del trio di babbee (le fate). Saranno loro ad educare la principessa, in incognito, strappandola dalle braccia del re (cornuto e mazziato). Per di più, le fatine rinunceranno ai loro poteri in tutto questo lasso di tempo (e sedici anni sono in effetti un pò lunghetti). Ora, capisco che la sterilità del trio di lesbiche le porta naturalmente ad escogitare questo piano malefico ai danni del re, ma quest’ultimo avrebbe dovuto capire dalla perfomance dei regali fatati che affidarsi alle megere non doveva essere poi un’idea geniale.

Detto fatto, passano sedici anni. La ragazza è bellissima, canta benissimo e… a proposito, ve l’ho detto che non la chiamano neppure Aurora ma Rosaspina? Cioè, non solo rapiscono la principessa, ma le cambiano pure il nome. E la condannano a non uscire di casa, se non per familiarizzare con il solito gruppo di odiosi animaletti di casa Disney, che hanno avuto modo di testare più volte le abilità canore (ed orali) della fanciulla (soprattutto l’orso ed il cavallo, a giudicare dall’elevata apertura mandibolare della biondina).

Naturalmente mentre lei canta arriva il provolone di turno: un principe Filippo ormai ventenne evidentemente pratico dell’abbordaggio alla contadinella. Basta vedere come vince la resistenza di Aurora/Rosaspina:
Lei: “Mi hanno vietato di parlare agli sconosciuti!”
Lui: “Ma non sono uno sconosciuto: ti ho già incontrata in un sogno!”
E poi ci lamentiamo di Tre Metri Sopra il Cielo (l’uso delle maiuscole è ironico).

Nel frattempo, le tre babbee stanno tentando di confezionare un abito principesco e di prepararle una torta per il compleanno. Naturalmente con risultati disastrosi. Alla fine decidono di mandare al diavolo il loro voto (rigidamente mantenuto per sedici anni) e di ricorrere alla magia, inscenando un litigio bambinesco per il colore dell’abito, culminante in uno spettacolo pirotecnico sul tetto di casa. Caso vuole che proprio in quel mentre Maligna si stia domandando perchè diavolo la principessa non sia ancora morta. Il corvo da lei mandato in perlustrazione si gode i fuochi d’artificio e va ad avvertire la padrona del tiro mancino che ha subito. In uno slancio di generosità, lei decide di non fare a pezzi le babbee, nè di devastare il regno, ma si accontenta di addormentare (finalmente) la ragazza e di rinchiudere il principe nelle segrete del suo castello. Come da copione, il cattivo di turno non può tagliare la testa al principe, trasformare le fate in mele caramellate e godersi la sua meritata vittoria. No: il piano di Malefica è quello di liberare il principe quando avrà compiuto ottant’anni, in modo che possa svegliare la principessa ancora giovane e rammaricarsi di vivere in un epoca in cui il viagra è ancora fantascienza.

Nel frattempo, le fatine sono entrate in azione. Ricordate che i loro incantesimi possono essere lanciati solo a fine di bene? Bene. A fin di bene (il loro), le fatine decidono che il re non deve sapere che la figlia che ha prestato loro per sedici anni è caduta lo stesso addormentata, quindi, sempre a fin di bene, decidono di fare addormentare anche il padre finchè la ragazza non sarà baciata dal suo vero amore, visto che altrimenti il re avrebbe anche potuto (finalmente) incazzarsi con loro e condannarle a giusta morte. Pensate che sia finita qui? No, perchè sempre a fin di bene (i leali sudditi avrebbero potuto mal digerire l’addormentamento del loro sovrano) decidono di addormentare l’intero regno. Paralizziamo una nazione perchè tre fate non hanno saputo liberare la principessa da un maleficio.

Per non si sa quale motivo però, le babbee decidono di andare a liberare Filippo. Arrivano nella cella, sciolgono le catene, e regalano al baldo giovane una “Spada di verità” ed uno “Scudo di virtù”. Se vi state chiedendo dove stia il “fine di bene” nel regalare delle armi, bhè, siete in buona compagnia. Naturalmente Malefica va su tutte le furie e decide di circondare il castello (addormentato) da una foresta di rovi. Il principe (cavallerescamente) se ne sbatte, visto che (cavallerescamente) cavalca e quindi le spine se le becca tutte il suo povero cavallo. La strega decide quindi di intervenire: si teletrasporta sul posto, si tramuta in un drago (un drago davvero stiloso, devo ammetterlo) e cerca di papparsi il principe. Filippo sta per cedere, quando interviene una fata che, pronunciando le parole: “Spada di verità, trova la tua strada verso il cuore del male!”, scaraventa la spada nel cuore del drago ed uccide malefica.

E qui, scusate, ma a me son cadute le (palle) braccia.

Ma le fate non dovevano operare a fine di bene? E poi, non erano incapaci di sconfiggere Malefica? Il principe non ha fatto un benemerito ciuffolo per ammazzare il drago: le tre babbee non potevano evocare la spada il giorno del battesimo e far fuori malefica? Voglio dire: hanno condannato una bambina a crescere lontana dal padre, hanno addormentato un regno, fatto un casino infernale e tutto questo PER SODDISFARE LE LORO NECESSITA’ DI STERILI DONNE ANZIANE.

Comunque sia, bacio, tutti svegli, lieto fine. Che sarebbe potuto essere un lieto inizio.

Piangiamo tutti la morte della generosa Malefica, colpevole di non aver saputo rendere giustizia al suo nome, e rendiamo omaggio a Flora, Fauna e Serenella, le vere cattive di questo film.


2 Responses to “Rivalutare un classico”


  1. 1 fabio?
    marzo 18, 2008 alle 2:12 pm

    “impalata su di un cipresso” …
    cioe’… non so quale possa essere la storyline che conduce cui la tipa a una fine del genere… pero’ riconosco che avrebbe del geniale peso! ahahahah

  2. marzo 18, 2008 alle 7:49 pm

    Bhè, tu sollevi la tipa fin sopra ad un cipresso, possibilmente una ventina di metri più in alto, e la lasci cadere da lì, avendo cura quanto meno di aver un pò appuntito il tronco dell’albero.

    Puoi anche evitare di sfrondarlo: i rami aumenteranno il divertimento, anche se rallenteranno la caduta.

    Se ci pensi, non è poi più improbabile di una morte per puntura di fuso.


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