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Mar
08

Imprinting

Era il 1982, avevo cinque anni. Non se se sia l’età giusta, se cioè qualche psicologo incapace di farsi i cazzi suoi direbbe che è troppo presto o se qualche appassionato si scandalizzerebbe dicendo che è troppo tardi. Fatto sta che a cinque anni, i miei decisero di portarmi per la prima volta a putt… ehm, al cinema.

La pellicola era Tron, film dello sconosciuto Steven Liesbergen, prodotto nientepopòdimenoche dalla premurosa mamma Disney. Nel film, Jeffe Bridges interpreta un giovane programmatore, Flynn, che, espropriato delle royalties sui videogiochi da lui creati, gestisce una salagiochi. Guarda caso, la sala attrazioni propone quelli stessi videogiochi, di cui è ovviamente il protagonista è un campione.

I più sagaci tra di voi avranno già capito a cosa voglio riferirmi, quando nel titolo parlo di Imprinting.

La trama prende una svolta inattesa quando, dopo essersi intrufolato negli uffici del suo ex amico/socio/datore di lavoro per recuperare le prove della paternità sulle sue opere, Flynn viene smaterializzato dal prototipo di un laser e catapultato all’interno del computer, protagonista involontario delle sue creazioni. E la sua abilità nei videogiochi diverrà indispensabile per sopravvivere.

Il film non è certo un capolavoro, e infatti la sua scheda su IMDB riporta un banalissimo 6.4 come voto. Cervellotico e a tratti fin troppo lento (una maniera carina per dire che è palloso), anche se immaginifico e pioneristico per più di un motivo. Non vorrei dire uno sproposito, ma credo sia il primo lungometraggio, nella storia del cinema, ad utilizzare intere sequenze in computer grafica.

Ad ogni modo, sono affezionato alla pellicola per parecchi motivi, tutti validissimi:

  • avevo cinque anni e mi ero innamorato della protagonista
  • avevo cinque anni ed era il primo film che vedevo
  • avevo cinque anni e mettevo piede nel glorioso cinema Odeon
  • avevo cinque anni ma non avevo la benchè minima idea di cosa fosse un videogioco

Ci sono almeno due punti che vale la pena approfondire.

1 – Chi mi conosce lo sa, ho una passione viscerale per i videogiochi, e non è da escludere che Disney sia riuscita ad influenzarmi in tal senso, rovinandomi di fatto la vita (ma dico io, non potevano portarmi a vedere BAMBI? adesso sarei il soddisfatto responsabile dell’estinzione di cervi e conigli e non un fottutissimo nerd!).

2 – Chi abita a Livorno lo sa, in questi giorni stanno finendo di abbattere il cinema Odeon. Per fare spazio ad un PARCHEGGIO. Non ringrazierò mai abbastanza il proprietario di Medusa Cinema per aver deciso di aprire una multisala nella mia città. E purtroppo l’Odeon non è l’unica sala storica ad aver chiuso: anche il Metropolitan e il sontuoso cinema teatro La Gran Guardia hanno cessato l’attività. Però all’Odeon sono (cazzo, ERO) particolarmente legato. Per Tron, per Blade Runner, per 2001 Odissea nello Spazio (si capisce che sono appassionato di fantascienza?). Perchè, porca bagascia ladra, nel 1948 quando fu inaugurato era il cinema più grande d’Italia, con i suoi 2500 posti (che adesso diventeranno 600 posti auto). E perchè lì io ho sognato, mi sono emozionato, mi sono incazzato, mi sono lasciato incantare.

Tra le righe, lo spunto per questo post mi arriva dall’annuncio di un nuovo Tron, entro il 2010. Sempre matrigna Disney, stavolta in tre dimensioni. Non dubito che sarà un successo commerciale, complice anche l’aver assoldato, per la sceneggiatura, due dei drogatissimi autori di Lost (ancora grazie per Cloverfield: devo sempre riprendermi dallo schifo). Allo stesso modo, arriveranno taaanti videogiochi, magari anche belli.

Per conto mio so già che non potrà mai sostituire il suo predecessore. Che non potrà mai avere lo stesso sapore, gli stessi odori, lo stesso feeling e che, banalmente, l’imprinting lo si riceve solo una volta nella vita.

P.S. consiglio a tutti gli appassionati la clamorosa edizione in dvd del 2002 di Tron, ricchissima di contenuti speciali in occasione del ventennale.

P.P.S. forse non tutti sanno che, nel 1979, dei fuoriusciti da Atari (la prima e unica software house dell’epoca) fondavano Activision. Sì, proprio quella che si è fusa con Vivendi, assordendo Blizzard. Il motivo per cui si licenziarono da Atari, mettendosi in proprio era semplice: non venivano riconosciuti come autori delle loro opere. Guarda caso, il tema fornisce l’incipit del film Tron.


2 Responses to “Imprinting”


  1. 1 Fiz
    marzo 6, 2008 alle 9:43 pm

    Mannaggia a te.. (ma in realtà non a TE, beninteso) mi hai fatto calare una tristezza infinita.. quanti troppi ricordi. E che rabbia!!

    Viva i Centri Commerciali

    ..sob..

  2. marzo 6, 2008 alle 9:49 pm

    Che vuoi farci? Si invecchia, e i ricordi aumentano.

    Quanto ai centri commerciali e ai multisala, nessuno di noi si è mai fatto troppa specie di evitarli. Non so se è ipocrisia o semplice necessità, ma il dato di fatto è quello: che pure venerdì scorso ero al “medusone” a vedere Sweenie Todd.


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