03
Mar
08

Le scuse del soldato

Non posso dire di tenermi informato sul mondo. Non leggo giornali (nonostante l’ambizione fosse perfino di scriverci). Non lo facevo quando avevo il tempo per farlo, figuriamoci adesso che ho pure la scusa del poco tempo. Guardo però con una certa avidità i telegiornali. Son capace di sorbirmene due e mezzo (rigorosamente di mamma Rai) e, senza battere ciglio, di assaporare con una certa soddisfazione anche quello regionale. Non li vado a cercare, questo no, ma li seguo con naturale piacere.

E insomma, pare che Palestinesi e Israeliani abbiano ricominciato ad ammazzarsi. Se ho ben capito (le dinamiche son sempre abbastanza oscure), dalla striscia di Gaza han lanciato dei “razzi Qassam” verso i territori Israeliani. Israele ha risposto con un’offensiva di terra. Non una cosa da ridere: sono entrati con i carri armati. Il risultato: 100 morti. Principalmente tra i civili. O almeno, così ci dicono.

Da persona completamente esterna al conflitto, mi sono fatto un’idea molto confusa di quello che succede da decenni in quella terra. Non voglio entrare in merito alle ragioni. Entrambe le parti si sono macchiate di delitti orrendi e di azioni ingiustificabili, neppure con la logica dell’occhio per occhio dente per dente. Anche se non nego che la mia simpatia vada al popolo Palestinese, forse soprattutto per quel perverso meccanismo che mi ha sempre portato a “tifare” per il più debole.

Una cosa però mi ha colpito, guardando, appunto, il telegiornale dell’ora di pranzo.  Pare che i soldati Israeliani siano entrati in un asilo, finanziato (anche) con denaro italiano. Cosa diavolo cercassero in un asilo, resta un mistero. Il cronista però si è soffermato su un dettaglio: uno dei fanti aveva lasciato un messaggio scritto sulla lavagna:

“Mi dispiace.”

Non sono un cretino. So bene che probabilmente la scritta è artefatta e che il giornalista si è voluto creare la frase ad effetto. O almeno, c’è una parte di me, razionale e cinica, che è convinta di questo.

Ma ce n’è un’altra, che non si dimentica che già altre volte, in Israele, iniziative simili hanno trovato il dissenso della popolazione e di parte dell’esercito e che spera che, per quanto inutile, quel messaggio fosse reale e dettato dalla sincerità.


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