17
Feb
08

Catarsi (videoludica)

Albert Einstein diceva che solo due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana; aggiungendo però che della prima non era poi così certo.

Succede che un marine americano torna a casa dall’Irak in congedo con una brutta ferita, dopo aver assistito alla morte di un compagno nell’esplosione di una bomba. Torna, si riprende dalla ferita e i suoi parenti pensano bene di “distrarlo” facendolo giocare a Call of Duty 4 (fps o sparattutto in prima persona, estremamente realistico). Che è un pò come appendere dalla cima di una gru di 20 metri una persona che soffre di vertigini, nella speranza che gli passino. Inutile dire che il poveretto (trovate un’articolo dettagliato sull’herald tribune) si è alzato, profondamente scosso, ed è “scappato di casa”, senza lasciare traccia di se.

Francamente, non credo che nessuno sia in grado di stabilire con certezza un legame tra la sua fuga e la partita al videogioco. Magari il poveretto ha realizzato di odiare la sua famiglia, o dopo aver toccato con mano, in guerra, la fragilità della vita ha deciso di partire per quel viaggio solitario che sognava dai tempi del liceo (se vi sembra una cosa improbabile, andate a vedervi “In to the Wild”). Però, ecco… diciamo che non mi sembra proprio la migliore delle idee proporre ad un marine traumatizzato una rillassante sessione di sparatorie mediorentali.
Posso però immaginare la scena:
“Dai papà, tu che ci sei stato davvero, superami il terzo livello…”

Nel frattempo, leggo che Jack Thompson, avvocato, paladino della lotta ai videogiochi violenti, è sicuro di poter dimostrare un collegamento tra gli FPS (i summenzionati sparattutto in prima persona), di cui Call of Duty 4 è attualmente il maggior esponente, e gli omicidi nei college americani (un piccolo approfondimento). Capita che Jack sia l’avvocato delle famiglie di alcune delle vittime delle sparatoria a Columbine, Va Tech e Paducah. Tre tragedie in cui adolescenti emarginati, disturbati, spesso affiliati con gruppi neonazisti ed in possesso di armi da fuoco, decidono di alzarsi una mattina per fare strage di compagni ed insegnanti.
La domanda più logica, nella mia testa, dovrebbe essere come e perchè degli adolescenti possano detenere delle armi da fuoco. Evidentemente sbaglio, perchè la domanda che risuonerà nelle aule di tribunale sarà come e perchè degli adolescenti possano fingere (attraverso un realistico videogioco) di fare la guerra. Insomma, se vedete un bambino fare “bang bang” puntando il dito indice della mano destra ad un compagno, chiamate la polizia: è evidente che quel fanciullo ha tutta l’intenzione di fare una strage.

Tutto questo comunque pare un pò strano, considerando che il gioco in questione, oltre ad essere dannatamente divertente è anche uno dei più giocati del momento e, per quanto sparizioni e soprattutto stragi siano tragedie gravissime, non mi pare che si stiano moltiplicando con l’avvento di questo e di altri videogiochi. Per lo meno, e passando dal generale al particolare, IO non ho in progetto di uccidere nessuno, anche se, nel frattempo non lesino furiose partite a Call of Duty 4 e ad altri titoli violenti. Probabilmente, il fatto di vivere in un paese in cui non vendono mitragliatrici in edicola mi squalifica dalla conta dei potenziali assassini, ma riflettendo sull’argomento mi è balenata un’idea del perchè questo tipo di videogiochi abbiano tanto successo.

Nell’antica Grecia, venivano rappresentate, ad intervalli regolari sanguinose (e parliamo di stragi familiari in cui figli uccidevano padri che uccidevano mogli che uccidevano figli) TRAGEDIE. Guarda caso, le rappresentazioni riscuotevano grande successo, ed erano attese con impazienza dagli ateniesi. Meditando sulle motivazioni di queste rappresentazioni, Aristotele parlava di “catarsi”, ossia di “purificazione”. Il fiolosofo sosteneva che assistendo ad eventi sanguinosi, rivivendone l’ansia, la pietà ed il terrore, lo spettatore si liberava di questi emozioni, riuscendo a razionalizzarle e meglio comprenderle nella sua vita.

Ora non so se Jack Thompson conosca Aristotele (o, scegliendo a caso tra i grandi nomi che hanno rielaborato il concetto di catarsi, Siegmund Freud), ma forte della mia esperienza personale avanzerei questa ipotesi:

non sarà che quando gioco a Call of Duty 4 (lanciando improperi allo schermo e crivellando di colpi avversari virtuali) dopo una stressante giornata in ufficio, piuttosto che AVVICINARMI allo status di assassino, scongiuro l’eventualità (peraltro remota) di presentarmi nel suddetto ufficio armato di un fucile a pallettoni?


4 Responses to “Catarsi (videoludica)”


  1. 1 Sheik
    febbraio 17, 2008 alle 5:13 pm

    Se mi chiedessero cosa penso a proposito della violenza nei videogiochi penso che risponderei all’incirca con le tue argomentazioni, ma adoro fare “l’avvocato del diavolo” e insinuare ragionevoli dubbi: come fai a dire di essere sano? magari sei solo la quiete prima della tempesta, magari domani ti alzerai riempirai qualche bottiglia di alcol e biglie di ferro tappi il collo con uno straccio e andrai a lanciarle (dopo averle accese) in giro per la città.
    Non vivere in uno stato in cui vendono fucili al supermercato non è un grosso impedimento (in compenso viviamo in un paese che sotto capodanno vende in tabaccheria strumenti per ferire/menomare/deturpare le persone) si può costruire un arma con oggetti di uso quotidiano (mai visto MacGyver?), certo poterle comprare con facilità aiuta…ma se c’è quella vena di follia in un modo o nell’altro troverà il modo di venire fuori.

    Tu dici che sebbene fruisci di titoli violenti non hai nessuna intenzione a ricreare le situazioni del gioco nella realtà…questo al presente, ma non può essere sicuro di essere immune o solo di avere una patologia latente.
    Anche perchè i pazzi non hanno consapevolezza di esserlo…

    Queste accuse potrebbero essere infondate, o forse no, non si può essere certi, in caso quello di cui si può essere certi e che non sarebbe solo colpa dei videogiochi, di certo telegiornali che raccontano di carneficine (vere) come se fossero delle allegre storielline da intrattenimento non aiutano.

  2. 2 tiamat77
    febbraio 17, 2008 alle 5:33 pm

    In un film di Stephen Seagall che non sono troppo orgoglioso di aver visto si diceva: “…la supposizione è la madre di tutte le cazzate…”. Credo che si possa tranquillamente sostituire “supposizione” con “generalizzazione”. Penso che alla fine, solo analizzando il caso particolare si possa riuscire a dare un giudizion equilibrato e (si spera) obiettivo.
    Non a caso ho citato due casi diversissimi: uno in cui molto probabilmente il videogioco ha fatto scattare una molla impresvista nella mente di un reduce; l’altro in cui il fatto di aver fruito di giochi violente ben difficilmente è il motivo scatenante di una follia omicida.
    Ciò non toglie che non sempre si può trattare il caso particolare e che, non potendo generalizzare, difficilmente potremmo discutere di un qualsivoglia argomento che non sia il tempo (piove? c’è il sole? nevica?).

    Mi conforta che tu abbia pensieri simili ai miei sui videogiochi, così come sono felice che sia proprio tu a lasciare in questo blog un primo commento.

    Per quanto riguarda le garanzie che io non mi armi per mietere qualche ignara vita umana… naturalmente nessuno può saperlo, ma direi che ci sono le stesse probabilità che io vinca le elezioni americane.

    …certo che la tua idea delle biglie d’acciaio in una molotov è avvincente…

    Forse è il caso di aprire una petizione per bandire Mac Gyver dalla televisione pubblica…

  3. 3 Sheik
    febbraio 17, 2008 alle 9:18 pm

    Bhe hai ragione, generalizzare porta a cadere nel luogo comune, ma l’argomento catarsi nei videogiochi non è tutto sommato di carattere generale?
    secondo me sia nel primo esempio che nel secondo la causa scatenante non è il videogioco, nel primo se non ci fosse stato il trauma il gioco non avrebbe portato a nulla e nel secondo esempio probabilmente il gioco ha trovato un “terreno fertile”.
    Potrebbe essere che i giochi siano una causa diretta dell’insorgere di comportamenti violenti, potrebbe, personalmente non ci credo ma non mi sentirei di metterci la mano sul fuoco.
    Quello che invece è più probabile e che temi violenti (videogiochi ma non solo) possano offrire stimoli interessati a soggetti comunque predisposti.

    per esempio, l’idea della molotov potenziata non è mia, ma mi è stata suggerita durante una conferenza contro le mine antiuomo tenuta da emergency alle mie superiori (di suore). Se io fossi (o lo fosse stato un altro partecipante alla conferenza) una persona disturbata avrei ottenuto informazioni preziose per fare più danni di quanti ne sarei riuscito a fare con le mie sole forze.

    ovviamente una mente distorta può trasformare anche la cosa più innocente in uno spunto perverso, però con alcuni giochi non ci si deve nemmeno sforzare troppo.
    non sto suggerendo che si debbano censurare, ma che forse una partecipazione (sebbene non diretta) nel risultato finale forse c’è l’hanno.

    ?__? il primo? wow che onore. (mi dispiace per te) se posso, questa nuova grafica la trovo molto più accattivanti di quella bianca. (per quanto il quadro lo trovassi bello)

  4. 4 tiamat77
    febbraio 18, 2008 alle 6:08 pm

    Bhè, come accennavo nella prima risposta, non si può prescindere dal generalizzare, quando si affronta un argomento nella sua interezza, soprattutto se si tratta di un tema come la censura o come la presunta influenza di opere violente.

    Al tempo stesso, son convinto che solo analizzando il caso particolare si possa in qualche modo avvicinarsi a farsi un’idea il più possibile ‘obiettiva’ dell’influenza di questo o di quello stimolo sulle azioni di una persona.

    Va da sè che per salvare pochi soggetti ‘suscettibili” ha poco senso applicare censure. Sarebbe come abbattere tutti gli alberi da polline per far sì che i (non così) pochi allergici possano respirare anche in primavera. Alla fine la soluzione più logica sarebbe che amici, parenti e conoscenti di soggetti sensibili (ed i minori lo sono per definizione) guidassero gradualmente questi ultimi nell’esperienza dei contenuti maturi. Perchè no, anche per far sì che si possa fruire fino in fondo di questa fantomatica catarsi :P

    P.S. non sapevo che le suore avessero inclinazioni terroristiche :|


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