Pubblicato su Vita Vissuta il Luglio 22, 2008 da tiamat77
[...Say a prayer jump in to the deeper,
leave behind all the things you want to leave dead.
Give and take is what they always say now,
don’t be shy don't ever cry don't ever let me down!
You came to me, to be free... to be you!
So now you should see, what’s right in front of you,
what’s right in front of me!
You are to me what I dreamed you to be!
What’s right in front of you, what’s right in front of me!
You are to me what I dreamed you to be!...]
Ma un video (e la sua musica) non possono mancare, stavolta!
Ok, comunicazione d’agenzia: ho lasciato lo stage.
Qualcuno dei beninformati già lo sa, qualcun altro lo verrà a sapere leggendo queste righe. E farà giustamente spallucce. Ma visto come e quanto ho impregnato queste pagine delle mie esperienze stagistiche, mi sembra giusto scrivere qualche riga ad epilogo dell’avventura.
Un macigno che sigilli, a mò di pietra tombale. Ed una bella epigrafe.
Ma al di là di frasi fatte e luoghi comuni (che comunque fanno sempre la loro porca figura), sono effettivamente spaccato tra due me, il primo felice e sollevato per la decisione presa, il secondo rammaricato e pentito dell’occasione persa. Quindi, prima della frase ad effetto sulla lapide, riassumiamo brevemente i pro ed i contro, che c’ho qui due TiamaT sulle spalle che si scannano da Venerdì, per decidere se ho fatto bene o male.
Lati negativi (dell’aver lasciato).
Difficilissimo trovare un posto di lavoro simile
Tutti (almeno a parole) erano soddisfatti di me
L’azienda era (ed è) sana
… direi basta, visto che l’avvocato del Diavolo, sulla spalla sinistra si sta alambiccando il cervello da circa cinque minuti e non trova altre argomentazioni.
Lati positivi (dell’aver lasciato).
Professionalmente, trovavo quel posto un inferno
Ero letteralmente il tutto fare di tutti, senza un ruolo preciso
Cattivi rapporti con il mio diretto superiore (semplicemente non capivo quando scherzava e quando era serio, e mi riprendeva per cazzate)
L’offerta ‘economica’ era un prolungamento di stage, finchè non fossi divenuto degno di assunzione
E qui, la mia coscienza, ha gioco facile. Perchè quando, dopo sei mesi che sopporti di dover fare l’inventario di 5 tonnellate di scrivanie prima andate a fuoco e poi alluvionate, solo perchè il capo è riuscito a comprarle per 150 Euro e conta di rivenderle a dieci volte tanto, ti girano un pò i testicoli a sentirti dire che non sei degno dell’assunzione.
E ti girano di più quando ti vien detto che, volendo, puoi restare come stagista (pagato su partita iva, quindi nè in nero nè con i contributi pagati), per un periodo che può variare da un mese a “quando decidiamo che sei pronto per l’assunzione”.
E quando anche l’altro reparto cerca di assumerti, anche qui con un mese di tirocinio non retribuito per imparare un lavoro comunque diverso e decidere poi in seguito se e quale retribuzione darti, capisci che ti prendono in giro. Perchè quando chiedi un solo giorno di tempo per pensarci, ti senti rispondere che, se devi pensarci, allora sono loro, i datori di lavoro, ad avere dubbi. Perchè cercano persone motivate, e non dubbiose.
Alla faccia di sei mesi per conoscersi e per imparare un lavoro.
Io avrò pure il coraggio di Napoleone (come mi ha detto il Boss, quando ho rifiutato), ma mi rimane solo un dubbio su cosa scrivere sul pietrone da mettere su questa storia per poi cercare di andare avanti. “Andatevene a fare in culo”, o “Prendete per il sedere qualche altro stronzo”.
Risorgo sulla rete con un’immagine che mi ha fatto ripensare alla morte di Gygax, alle serate passate a giocare a Dungeons & Dragons, al fatto che ancora non ho messo mano su “The Orange Box” (e quindi su Portal, il gioco dell’anno 2007) e alla situazione più divertente della festa a tema country di sabato sera (ma questo sarà argomento, forse, di un altro post).
Naturale anche la riflessione successiva. Come mai nella mia (non troppo) lunga esperienza da Dungeon Master, non ho seguito un gruppo che avesse meno di tre/quattro personaggi malvagi (su un numero totale di giocatori di quattro/cinque elementi).
Ok il fascino del malvagio, ok l’idea di poter sfogare in un gioco di ruolo bassi istinti… però alla fine in una storia fantasy l’eroe senza macchia serve. Mica possono essere tutti anti eori, o peggio, tutti stronzi.
Che poi, predico bene ma razzolo male, visto che nelle mie scarsissime (ahimè) esperienze da giocatore ho sempre impersonato degli avanzi da galera mica da nulla, capaci di portarsi dietro eserciti di zombie e non morti assortiti. Ma che ci volete fare? Uno deve pur trovare la maniera per lasciare andare un pò di rabbia repressa.
Ma tornando a riflessioni più amene, e prendendo per buona l’immagine qui sopra, nella vita reale, voi che allineamento avete?
Devo confessare che la mia indole mi porta più al Neutral Good. Al classico frescone, insomma.
Mi vien fatto di pensare che questo mio spazio, nato per parlare senz’altro di me, ma soprattutto della mia passione principale (il videogioco), stia diventando una monotematica carrellata delle mie disavventure nello svolgimento del mio stage. Nulla di male. Dopotutto, statistiche alla mano, i post che vengono più letti e commentati sono quelli che raccontano di me e della mia situazione, e del resto, non si può negare che la mia vita recente possa essere un filo influenzata dalla permanenza in un ufficio per nove delle mie sedici ore di veglia.
Ma questo è decisamente un altro discorso.
Ci sono stati due eventi che le sinossi del mio cervelletto hanno messo stranamente in relazione tra loro, probabilmente aiutate dal fil rouge della mia volontà (o non volontà) di essere impiegato come “assistant buyer” una volta terminato il periodo di stage.
Il primo è stato vedere Fratello Zonatar che proponeva a Skarza, una partita al Gioco delle Carriere. Come ha diligentemente spiegato il mio germano alla fidanzata, trattasi di un gioco da tavolo (o di società) che abbiamo ereditato da Babbo Orso Saggio, in cui si poteva scegliere di intraprendere varie carriere (ricordo l’astronauta, l’universitario e… poco altro), al fine di raggiungere il giusto bilanciamento tra fama, denaro e felicità che ciascun giocatore (segretamente) s’imponeva ad inizio partita.
Il secondo evento è stato ascoltare Fiorello e Baldini spalare merda (cavalcando l’onda) su GTA IV, videogioco ovviamente controverso, ma che il dinamico duo ha dimostrato di non conoscere affatto. Ma non sono tanto le inesattezze riportate (il fatto che si debbano commettere stupri o commettere crimini per “fare punti”), o la visione quantomeno qualunquista dell’intero fenomeno “videogioco” o dello specifico titolo Rockstar ad avermi colpito. Piuttosto mi ha fatto riflettere la frase “..non stiamo certo aiutando i nostri ragazzi..”. Quasi che, giocando al videogioco un ragazzino sia destinato a diventare uno spacciatore. Non commento poi l’uscita dei due showman al rating del titolo, vietato ai minori di 18 anni: secondo Fiorello e Baldini sarebbe quasi un invito a delinquere una volta superata quest’età.
Voglio aprire una parentesi, però , prima di continuare sulla mia riflessione sulle carriere. Pur non condividendolo, rispetto il pensiero espresso nel corso di Viva Radio 2.
Mi sorge però spontanea una domanda: cosa pensa Fiorello di un film come “Scarface”, o il “Padrino”? Due classici del cinema, vere pietre miliari, ma decisamente violenti e politicamente scorretti. Si potrebbe addirittura dire che abbiano ispirato in larga parte il videogioco tanto criticato. Allora perchè non chiedere anche per queste due pellicole il bando? In fondo, proibirne la visione ai minori di 18 anni non sarebbe altro che un invito a comportarsi come nel film solo una volta compiuta la maggiore età.
Finita la parentesi, torniamo al gioco delle carriere. O meglio, all’influenza che i videogiochi hanno avuto nella (non) scelta della mia carriera. In 22 anni di onorato servizio videoludico, ho salvato pianeti, guidato auto, fatto l’astronauta, l’idraulico, il sindaco, lo stratega, l’ingegnere, l’atleta, l’allenatore, il soldato e molto, molto altro ancora. Diavolo, sono persino stato una pallina gialla tutta bocca che si faceva di anabolizzanti.
Eppure, alla fine non sono diventato un pilota, nè ho mai voluto essere un soldato. Il pensiero poi di una vita criminosa non mi ha neppure sfiorato (ed ho abbandonato da molto l’idea di sottopormi a lunghi ed invasivi interventi di chirurgia plastica per diventare simile a Pac Man). E allora? Qual’è la reale influenza dei videogiochi su di una persona che di videogiochi ha vissuto?
Forse l’unica influenza è quella di vivere con maggior forza le proprie fantasie, rischiando alle volte di rimanenrci imprigionati.
P.S. e tanto per la cronaca: da piccolo volevo fare l’archeologo; da grandicello l’avvocato; da universitario il giornalista; adesso non ne ho la più pallida idea.
P.P.S. di casi di violenza ispirata ai videogiochi, ce ne sono a bizzeffe. Potrei scriverci un libro sopra. Ma, un pò come il ragazzo che si avvolse in un mantello rosso e poi si buttò dalla finestra pensando di poter volare come Super Man, il problema non va cercato nei giochi dei bambini, ma nella colpevole assenza degli adulti nel tempo libero dei propri figli.
P.P.P.S. non voglio diventare la persona perfetta (in realtà sì, ma non ditelo in giro), ma solo pochi giorni fa pensavo che i primi film targati Walt Dinsey che vorrò far vedere ad un possibile figlio saranno Fantasia e Fantasia 2000. E che Dio mi fulmini se penso che siano pellicole che un bambino di 3 anni possa tranquillamente guardare da solo, senza un genitore accanto che gli spieghi cosa stia succedendo sullo schermo.