“Lo sai perchè lo chiamano viaggio?”
“No. Perchè?”
“Perchè alla fine si torna a casa.”
Non avendo ancora capito dove diavolo sto andando, direi che non vedo l’ora di tornare a casa.
“Lo sai perchè lo chiamano viaggio?”
“No. Perchè?”
“Perchè alla fine si torna a casa.”
Non avendo ancora capito dove diavolo sto andando, direi che non vedo l’ora di tornare a casa.
“…La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta.
Con l’ultimo suo grido d’animale,
la macchina eruttò lapilli e lava.
Esplose contro il cielo,
poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…”
Perchè la vita a volte dura davvero troppo poco. E quando pronunci la stessa identica frase che hai scritto solo un attimo prima, non ti rendi conto di quanta realtà crudele nasconda.
In memoria di un piccolo gatto. Morto senza ancora un nome, non si sa come, nè perchè, solo nel sonno. Dopo aver ricevuto gli unici tre giorni di affetto, in una vita durata poche settimane. Avrebbe potuto morire senza che nessuno lo sapesse. E’ morto dopo avermi regalato un sonno ricco di fusa, sulle mie gambe.
Stasera, un pensiero per lui. E un pensiero per i tanti, uomini e non (ammesso che ci sia una differenza), che lasciano questo mondo nell’indifferenza, troppe volte senza nemmeno accorgersi di aver vissuto.
Ma che purtroppo non canta (“Pata-pata-pata pon!”).
A questo link trovate altre foto di questo fantastico Bento (o cestino per il pranzo).
E poi, che altro aggiungere? E’ stata una giornata durissima, e mi manca tantissimo Fidanzata Fujiko. Quando sono stanco è quando mi prende maggiormente la malinconia e la nostalgia, ma immagino sia più che normale. Chissà che, se e quando, la raggiungerò in Giappone per le ferie estive non possa assaggiare una di queste “prelibatezze” (le virgolette sono d’obbligo, così come i miei dubbi).
Di seguito, trailer di Patapon 2, seguito dell’acclamato miscuglio di Rythm Game e strategia in cui si controllano e si gestiscono le proprie orde di panciuti monocoli al ritmo di tamburi tribali. Un ritmo diverso per ciascun comando e la colonna sonora si crea da sè. Tra l’altro, uno dei primi titoli (in terra statunitense) ad essere disponibile solo in Digital Delivery, alla faccia degli UMD e dei nuovi formati di matrigna Sony.
Cronaca di un sabato sera noioso ed incolore, a cui è stata aggiunta ancora più noia ed ancor meno colore.
Il non-colore è il bianco di tanta, troppa neve. La noia quella del ritmo cinematrografico degli svedesi. Il pretesto il noleggio di un film di cui tutti e tre (fratello Zonatar, cognata Skarza e me medesimo) avevamo sentito parlare un gran bene: “Lasciami Entrare” di un certo tal Tomas Alfredson. (Ah, e il sabato sera è quello scorso, nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo).
Se il trailer vi ha in qualche modo incuriosito/stuzzicato, ebbene, sappiate che come troppo spesso accade, mostra praticamente le uniche scene interessanti del film. Un minuto e trenta secondi contro una durata di quasi due ore. I restanti centottanta minuti e mezzo di film son fatti di campi lunghi, inquadrature sulla neve e interminabili silenzi, rotti soltanto dal commento di fratello Zonatar: “Boia, però bella la colonna sonora!”.
La storia è invero alquanto intrigante: un ragazzino di dodici anni, emarginato e problematico si innamora della nuova vicina, anch’essa dodicenne, che, guardacaso è un vampiro. Un amore fragile, infantile e disturbato, ricambiato da un essere “diverso” che sembra altrettanto ingenuo, nonostante sia costretto ad uccidere per vivere.
Il tutto è rovinato da una recitazione imbarazzante (il biondo protagonista ha l’espressività delle ciabatte della mia povera nonna) e da una regia che cerca di essere evocativa e romantica, ma riesce solo ad esasperare lo spettatore.
E’ pur vero che nonostane la stroncatura sia stata unanime, tutti e tre noi spettatori siamo andati subito a cercare maggiori informazioni.
Forse leggerò il libro che ha ispirato il tutto. A quanto dicono è in parte autobiografico e racconta (mi auguro con maggiore verve) di sopprusi ed emarginazione e di un infanzia difficile ed incompresa, che si rispecchia nella figura di un vampiro giovane solo in apparenza e anch’esso abusato.
E che i molti estimatori della pellicola mi perdonino, ma in questo film non ho visto davvero nulla di speciale, solo tanta tanta noia. Nella speranza che il prossimo remake americano renda giustizia alla trama ed ai suoi protagonista (ma è più facile che i miei gatti abbaino, lo ammetto), lascio il link al sito ufficiale e alla pagina di wikipedia.
P.S. Nel film è solo accennato, ma leggo in giro che la vampirA è in realtà un vampirO, evirato in giovanissima età. Da qui il titolo del post. Oddio, più che solo accennato, questo particolare nel film è praticamente incomprensibile. Se non fosse stato per l’acuto spirito d’osservazione di cognata Skarza ed i suoi studi in medicina, nessuno avrebbe notato un “dettaglio” che allude ad una sessualità un pò tanto (troppo) ambigua. E comunque lei/lui a più riprese domanda al protagonista se gli piacerebbe lo stesso se non fosse una ragazza, quindi il caso può dirsi chiuso.
Adesso scrivo qualcosa di sessista.
No, premetto, prima che cognata Skarza, Fidanzata Fujiko e magari qualche “new entry” particolarmente suscettibile (vero caro Fabbio?) mi saltasse alla gola alla prima occasione sociale utile.
Mi son svegliato con il seguente pensiero.
Aggiungerei che la prima donna che mi è toccata ha lasciato più danni che altro. Magari lei dirà lo stesso di me, ma insomma, nel bilancio consuntivo anche questo avrà il suo peso.
Non che mi lamenti, sia ben chiaro. Ma alla luce dei fatti esposti mi sembra evidente che i conti non tornano.
E poi… rifacendosi alle vecchie leggi del baratto del deserto, una donna dovrebbe valere almeno due cammelli… stiamo parlando di un sacco di soldi…