Penny Arcade mi aiuta a sintetizzare quelle che sono state le conference delle tre “grandi” del panorama videoludico internazionale.
Per i non anglofoni:
[Delegato Microsoft]: “Il nostro target demografico è davvero l’otaku incallito appassionato di cinema, che canta insieme alla mamma” (traduzione mooolto libera: il riferimento è al nuovo Karaoke annunciato per Xbox 360).
[Reggie Fils-Aime, presidente Nintendo America]: “Siamo fottutamente ricchi. Ecco un pò di schifezze di cui non ve ne può fregare di meno.”
[Jack Tretton, presidente Sony Computer Entertainment America]: “Andiamo ragazzi, per favore… PER FAVOOORE! Dateci solo un altro anno… sapete che siamo bravi a fare videogiochi…”
Ecco, in sintesi quello che è successo.
Microsoft che non perde di vista l’appassionato incallito, ma strizza l’occhio al casual gamer, copiando spudoratamente Nintendo (con i nuovi Avatar, identici ai Mii).
Nintendo perde completamente di vista l’appassionato incallito e continua a proporre giochi che piacciono più a mia madre che a me (o che sono semplicemente riciclati da vecchie glorie). Ah, e non scordiamoci il nuovo giroscopio per il Wiimote. Pensavate di aver regalato abbastanza soldi a mamma Nintendo? Sbagliavate!
Sony è l’immagine della tristezza. Il nulla più assoluto. La PS3 continua ad essere un incubo da programmare (prova ne sia il Wipeout HD rimandato ancora per problemi critici nello sviluppo). Stessi vecchi giochi annunciati due anni fa (Killzone 2, dove sei? Uscirai?). Di giochi nuovi nemmeno l’ombra (eccettuato un God of War III di cui si è visto solo un trailer e che, visti i tempi di sviluppo forse vedremo nel 2011). La perdita di un’esclusiva importantissima (Final Fantasy XIII).
A proposito: ma davvero crediamo ancora nelle esclusive? Con tutto quello che costa sviluppare un gioco di “terza generazione”, davvero speriamo che basti farlo uscire su di una console per renderlo un successo commerciale? Molti pubblisher ormai invocano i giochi scaricabili (da Live Arcade, Playstation Network o Wiiware) come il futuro. Perchè? Perchè costano poco e rendono molto. Davvero vi stupisce che il prossimo Ratchet and Clank non sarà un gioco nuovo ma praticamente un’espansione acquistabile (e scaricabile) online? E quanto credete che resterà Metal Gear 4 in esclusiva su Sony?
Il mercato videoludico sta cambiando… e a me sta sempre più simpatica Microsoft…
Ah, la vecchia e sana pratica di riciclare. Abbatte i costi, dimezza i tempi e, soprattutto crea dei miti senza tempo. Come il succitato urletto di Wilhelm, apparso in decine e decine di film e di videogiochi.
Oddio, avrei da discutere sulla sua virilità (o su quella di chi nel ‘51 produsse per la prima volta quello che definirei “verso di checca isterica”), fatto sta però che tale è stato il suo abuso che oramai viene inserito in un film più come un cameo o come chicca per appassionati che per la sua effettiva ‘bontà sonora’.
Ecco qui la lista completa dei 53 videogiochi che lo utilizzano:
Ant City
Army Of Two
Battlefield 2: Modern Combat
Call of Duty 2
Command and Conquer 3: Tiberium Wars
Dirk Valetine and the Fortress of Steam
Dungeon Keeper
Eragon
Grand Theft Auto IV
Grand Theft Auto:San Andreas
God of War
God of War 2
Halo 3
Half Life 2
Hellgate: London
Highlander
Iron Man
James Bond 007: Everything or Nothing
John Woo Presents Stranglehold
King Kong
Lair
Legendary
Lego Star Wars: The Video Game
Lego Star Wars 2
Lego Indiana Jones: The Original Adventures
Lost Planet
Mass Effect
Max Payne 2
MechWarrior 3
Medal of Honor: Pacific Assault
Mercenaries: Playground of Destruction
Metal Gear Solid 4
Metal Slug
Neverwinter Nights II
Pirates of the Burning Sea
Psychonauts
Ratchet and Clank Series
Rainbow Six Vegas 2
Scarface: The World Is Yours
Star Wars: Battlefront II
Star Wars: Bounty Hunter
Star Wars: Dark Forces
Star Wars: Episode III Revenge of the Sith
Star Wars: Republic Commando (Clone Trooper is shot)
Risorgo sulla rete con un’immagine che mi ha fatto ripensare alla morte di Gygax, alle serate passate a giocare a Dungeons & Dragons, al fatto che ancora non ho messo mano su “The Orange Box” (e quindi su Portal, il gioco dell’anno 2007) e alla situazione più divertente della festa a tema country di sabato sera (ma questo sarà argomento, forse, di un altro post).
Naturale anche la riflessione successiva. Come mai nella mia (non troppo) lunga esperienza da Dungeon Master, non ho seguito un gruppo che avesse meno di tre/quattro personaggi malvagi (su un numero totale di giocatori di quattro/cinque elementi).
Ok il fascino del malvagio, ok l’idea di poter sfogare in un gioco di ruolo bassi istinti… però alla fine in una storia fantasy l’eroe senza macchia serve. Mica possono essere tutti anti eori, o peggio, tutti stronzi.
Che poi, predico bene ma razzolo male, visto che nelle mie scarsissime (ahimè) esperienze da giocatore ho sempre impersonato degli avanzi da galera mica da nulla, capaci di portarsi dietro eserciti di zombie e non morti assortiti. Ma che ci volete fare? Uno deve pur trovare la maniera per lasciare andare un pò di rabbia repressa.
Ma tornando a riflessioni più amene, e prendendo per buona l’immagine qui sopra, nella vita reale, voi che allineamento avete?
Devo confessare che la mia indole mi porta più al Neutral Good. Al classico frescone, insomma.
Mi vien fatto di pensare che questo mio spazio, nato per parlare senz’altro di me, ma soprattutto della mia passione principale (il videogioco), stia diventando una monotematica carrellata delle mie disavventure nello svolgimento del mio stage. Nulla di male. Dopotutto, statistiche alla mano, i post che vengono più letti e commentati sono quelli che raccontano di me e della mia situazione, e del resto, non si può negare che la mia vita recente possa essere un filo influenzata dalla permanenza in un ufficio per nove delle mie sedici ore di veglia.
Ma questo è decisamente un altro discorso.
Ci sono stati due eventi che le sinossi del mio cervelletto hanno messo stranamente in relazione tra loro, probabilmente aiutate dal fil rouge della mia volontà (o non volontà) di essere impiegato come “assistant buyer” una volta terminato il periodo di stage.
Il primo è stato vedere Fratello Zonatar che proponeva a Skarza, una partita al Gioco delle Carriere. Come ha diligentemente spiegato il mio germano alla fidanzata, trattasi di un gioco da tavolo (o di società) che abbiamo ereditato da Babbo Orso Saggio, in cui si poteva scegliere di intraprendere varie carriere (ricordo l’astronauta, l’universitario e… poco altro), al fine di raggiungere il giusto bilanciamento tra fama, denaro e felicità che ciascun giocatore (segretamente) s’imponeva ad inizio partita.
Il secondo evento è stato ascoltare Fiorello e Baldini spalare merda (cavalcando l’onda) su GTA IV, videogioco ovviamente controverso, ma che il dinamico duo ha dimostrato di non conoscere affatto. Ma non sono tanto le inesattezze riportate (il fatto che si debbano commettere stupri o commettere crimini per “fare punti”), o la visione quantomeno qualunquista dell’intero fenomeno “videogioco” o dello specifico titolo Rockstar ad avermi colpito. Piuttosto mi ha fatto riflettere la frase “..non stiamo certo aiutando i nostri ragazzi..”. Quasi che, giocando al videogioco un ragazzino sia destinato a diventare uno spacciatore. Non commento poi l’uscita dei due showman al rating del titolo, vietato ai minori di 18 anni: secondo Fiorello e Baldini sarebbe quasi un invito a delinquere una volta superata quest’età.
Voglio aprire una parentesi, però , prima di continuare sulla mia riflessione sulle carriere. Pur non condividendolo, rispetto il pensiero espresso nel corso di Viva Radio 2.
Mi sorge però spontanea una domanda: cosa pensa Fiorello di un film come “Scarface”, o il “Padrino”? Due classici del cinema, vere pietre miliari, ma decisamente violenti e politicamente scorretti. Si potrebbe addirittura dire che abbiano ispirato in larga parte il videogioco tanto criticato. Allora perchè non chiedere anche per queste due pellicole il bando? In fondo, proibirne la visione ai minori di 18 anni non sarebbe altro che un invito a comportarsi come nel film solo una volta compiuta la maggiore età.
Finita la parentesi, torniamo al gioco delle carriere. O meglio, all’influenza che i videogiochi hanno avuto nella (non) scelta della mia carriera. In 22 anni di onorato servizio videoludico, ho salvato pianeti, guidato auto, fatto l’astronauta, l’idraulico, il sindaco, lo stratega, l’ingegnere, l’atleta, l’allenatore, il soldato e molto, molto altro ancora. Diavolo, sono persino stato una pallina gialla tutta bocca che si faceva di anabolizzanti.
Eppure, alla fine non sono diventato un pilota, nè ho mai voluto essere un soldato. Il pensiero poi di una vita criminosa non mi ha neppure sfiorato (ed ho abbandonato da molto l’idea di sottopormi a lunghi ed invasivi interventi di chirurgia plastica per diventare simile a Pac Man). E allora? Qual’è la reale influenza dei videogiochi su di una persona che di videogiochi ha vissuto?
Forse l’unica influenza è quella di vivere con maggior forza le proprie fantasie, rischiando alle volte di rimanenrci imprigionati.
P.S. e tanto per la cronaca: da piccolo volevo fare l’archeologo; da grandicello l’avvocato; da universitario il giornalista; adesso non ne ho la più pallida idea.
P.P.S. di casi di violenza ispirata ai videogiochi, ce ne sono a bizzeffe. Potrei scriverci un libro sopra. Ma, un pò come il ragazzo che si avvolse in un mantello rosso e poi si buttò dalla finestra pensando di poter volare come Super Man, il problema non va cercato nei giochi dei bambini, ma nella colpevole assenza degli adulti nel tempo libero dei propri figli.
P.P.P.S. non voglio diventare la persona perfetta (in realtà sì, ma non ditelo in giro), ma solo pochi giorni fa pensavo che i primi film targati Walt Dinsey che vorrò far vedere ad un possibile figlio saranno Fantasia e Fantasia 2000. E che Dio mi fulmini se penso che siano pellicole che un bambino di 3 anni possa tranquillamente guardare da solo, senza un genitore accanto che gli spieghi cosa stia succedendo sullo schermo.