“Lo sai perchè lo chiamano viaggio?”
“No. Perchè?”
“Perchè alla fine si torna a casa.”
Non avendo ancora capito dove diavolo sto andando, direi che non vedo l’ora di tornare a casa.
“Lo sai perchè lo chiamano viaggio?”
“No. Perchè?”
“Perchè alla fine si torna a casa.”
Non avendo ancora capito dove diavolo sto andando, direi che non vedo l’ora di tornare a casa.
“…La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta.
Con l’ultimo suo grido d’animale,
la macchina eruttò lapilli e lava.
Esplose contro il cielo,
poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…”
Perchè la vita a volte dura davvero troppo poco. E quando pronunci la stessa identica frase che hai scritto solo un attimo prima, non ti rendi conto di quanta realtà crudele nasconda.
In memoria di un piccolo gatto. Morto senza ancora un nome, non si sa come, nè perchè, solo nel sonno. Dopo aver ricevuto gli unici tre giorni di affetto, in una vita durata poche settimane. Avrebbe potuto morire senza che nessuno lo sapesse. E’ morto dopo avermi regalato un sonno ricco di fusa, sulle mie gambe.
Stasera, un pensiero per lui. E un pensiero per i tanti, uomini e non (ammesso che ci sia una differenza), che lasciano questo mondo nell’indifferenza, troppe volte senza nemmeno accorgersi di aver vissuto.
Ok, adesso non abituiamoci male: tre post in meno di 24 ore sono quasi troppi. Ma non potevo esimermi dal condividere questo particolare, in cui mi sono imbattuto giocando a “Star Wars: il potere della forza” (adattamento davvero risibile del ben più enfatico “Star Wars: the force unleashed”):
Siamo di ritorno su Kashyyk, pianeta natale degli Wookie, ed esploriamo le stanze private del neo insediato governatore, patito della caccia. E là, in bella mostra tra tanti trofei di un bestiario più o meno conosciuto, chi troviamo? Ma il “caro” Jar Jar, intrappolato nella carbonite. Brutta fine per un Senatore.
Verrebbe da dire che è una vergogna fargli condividere la sorte di Han Solo.
E chi ti tirerà fuori da lì adesso, caro Jar Jar? Forse Obi Wan? O la senatrice Padmè? O il tuo vecchio amico Ani? Magari arriva direttamente George Lucas da una galassia lontana lontana. “Mì non pensa mucho”, Jar Jar.
Nota sul gioco:
ripetitivo, graficamente altalenante, scimmiotta senza risultato il gameplay di God of War con un sistema di Quick Time Event addirittura imbarazzante. Non parliamo degli scontri con i boss di fine livello. Arbitrari e del tutto incolore.
Un titolo che non ha saputo soddisfare le aspettative, altissime, create ad arte al suo lancio. Nè dal punto di vista tecnico, tantomeno da quello del gameplay. Un vero passo falso per Lucasarts. Nonostante uno sforzo produttivo che trasuda da tanti, troppi dettagli.
Eppure. Una delle storie più belle raccontate dell’universo di Star Wars. Tolti film e libri (e comunque è al di sopra di alcuni, fra questi), e volendo considerare solo i videogiochi, è secondo per trama solo a KotOR e Dark Forces. E scusate se è poco. Epico e coinvolgente. Rimescola molte carte in tavola e scopre lati inediti di alcuni dei protagonisti (e comprimari più amati).
L’ho divorato (è molto corto in verità) in nemmeno due giorni. Lo consiglio caldamente ad ogni appassionato della saga, a patto di non buttarci sopra più di 20 eurozzi. E del resto, la stagione è matura per un usato.
Di seguito, videorecensione da Gametrailers (con cui non sono proprio d’accordissimo):
P.S. guarda mamma: ho finito un gioco!
Quasi cinque mesi dall’ultimo post. Post non proprio allegrissimo a dire il vero. Forse è il caso di dare un piccolo segnale che sono ancora vivo (più o meno) e vegeto (magari).
E quale mezzo migliore se non rendendo omaggio a chi ha reso omaggio ad uno dei videogiochi più belli del 2008? In fondo, questo blog più che di me ha sempre raccontato della mia passione per i videogiochi, ed inoltre, i personaggi di VGCats (videogames cats) sono da sempre il mio alter ego d’elezione nella vita virtuale che ormai frequento sempre meno spesso.
Ad eccezione, naturalmente, delle lurkate su facebook per spiare profili di amici e conoscenti. Si capisce.
Ho deciso però di non fare proclami per questo mio ritorno: portano decisamente male. Potrei reiniziare a scrivere due volte al giorno, come ai cari vecchi tempi, come tornare su questi lidi per festeggiare il capodanno.
Però qualche rapido aggiornamento sulla mia vita, vorrei farlo. Per i due o tre lettori ormai rimasti e per chi passerà di qua. E poi, bòn, mettiamo un punto, in questa sera di 19 Maggio 2009. Quindi, brevemente fra le notabilia:
Da ciò possiamo trarre le seguenti conclusioni:
Chiudo questo post così come l’ho aperto. Sono sempre vivo. Sono sempre qua. Nessuno mi toglierà da qua. Tra alti e bassi, ma questa è la mia finestra sul web e su quella che è la mia passione forse meno sbandierata ma più vera: la scrittura. La verve tornerà con l’esercizio.
“…I feel FANTASTIC and I’m still alive
While you are dying I’ll be still alive
And when you’re dead I’ll be still alive
STILL ALIVE
still alive…”
P.S. tra i tanti che hanno notato la mia assenza su queste pagine, segnalo il sempre ottimo Akira, che ha anche tentato di coinvolgermi nel suo blog. Invito che ho declinato per mancanza di tempo e di energie mentali. E perchè, lo ammetto, mi diverto molto di più a scrivere a ruota libera di qualsiasi cazzata mi venga in mente qua, che dovendo rispettare pur simboliche scadenze parlando di argomenti ben precisi. Se vorrà, quando vorrà, ha piena facoltà di attingere a piene mani da questo blog ripubblicando sul suo (magari ricordandosi di firmare l’intervento come “TiamaT” :P). Questo giusto per avvisare i pochi affezionati che se dovvesse succedere quanto descritto, non stanno vedendo doppio: semplicemente il buon Akira ha deciso che quel che scrivo è degno di ben più autorevoli (e frequentate) testate.
Sempre ammesso che io continui a scrivere con una frequenza che possa definirsi decente, beninteso :D
Ti colpirò senza collera e senza odio, come un macellaio; come Mosè colpì la roccia: e farò sgorgare dalla tua palpebra le acque della sofferenza per dissetare il mio Sahara; il mio desiderio gonfio di speranza galleggerà sulle tue lagrime salate come un vascello che prende il largo; nel mio cuore che inebrieranno, i tuoi cari singhiozzi echeggeranno come un tamburo che batta la carica.
Non sono forse io un falso accordo nella divina sinfonia, grazie alla vorace Ironia che mi scuote e mi morde?
Essa è nella mia voce clamante!
Ed è tutto sangue mio, questo nero veleno!
Io sono il sinistro specchio in cui la megera si contempla.
Sono la piaga e il coltello, lo schiaffo e la guancia; sono le membra e la ruota, la vittima e il carnefice!
Sono il vampiro del mio cuore, uno di quei grandi derelitti condannati al riso eterno e incapaci di sorridere!
Oggi gira così.
Quindi non è che giri granchè bene.
Per la cronaca, estratto da “I fiori del male” di Charles Baudelaire.