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L’urlo di Wilhelm terrorizza l’occidente

Pubblicato su Cinema, Nintendo Wii, PS3, Videoludica, Xbox 360, pc gaming con i tag, , , il Luglio 6, 2008 da tiamat77

Ah, la vecchia e sana pratica di riciclare. Abbatte i costi, dimezza i tempi e, soprattutto crea dei miti senza tempo. Come il succitato urletto di Wilhelm, apparso in decine e decine di film e di videogiochi.

Oddio, avrei da discutere sulla sua virilità (o su quella di chi nel ‘51 produsse per la prima volta quello che definirei “verso di checca isterica”), fatto sta però che tale è stato il suo abuso che oramai viene inserito in un film più come un cameo o come chicca per appassionati che per la sua effettiva ‘bontà sonora’.

Ecco qui la lista completa dei 53 videogiochi che lo utilizzano:

  1. Ant City
  2. Army Of Two
  3. Battlefield 2: Modern Combat
  4. Call of Duty 2
  5. Command and Conquer 3: Tiberium Wars
  6. Dirk Valetine and the Fortress of Steam
  7. Dungeon Keeper
  8. Eragon
  9. Grand Theft Auto IV
  10. Grand Theft Auto:San Andreas
  11. God of War
  12. God of War 2
  13. Halo 3
  14. Half Life 2
  15. Hellgate: London
  16. Highlander
  17. Iron Man
  18. James Bond 007: Everything or Nothing
  19. John Woo Presents Stranglehold
  20. King Kong
  21. Lair
  22. Legendary
  23. Lego Star Wars: The Video Game
  24. Lego Star Wars 2
  25. Lego Indiana Jones: The Original Adventures
  26. Lost Planet
  27. Mass Effect
  28. Max Payne 2
  29. MechWarrior 3
  30. Medal of Honor: Pacific Assault
  31. Mercenaries: Playground of Destruction
  32. Metal Gear Solid 4
  33. Metal Slug
  34. Neverwinter Nights II
  35. Pirates of the Burning Sea
  36. Psychonauts
  37. Ratchet and Clank Series
  38. Rainbow Six Vegas 2
  39. Scarface: The World Is Yours
  40. Star Wars: Battlefront II
  41. Star Wars: Bounty Hunter
  42. Star Wars: Dark Forces
  43. Star Wars: Episode III Revenge of the Sith
  44. Star Wars: Republic Commando (Clone Trooper is shot)
  45. Star Wars: Rogue Squadron III: Rebel Strike
  46. Star Wars: Shadows of the Empire
  47. Star Wars: The Force Unleashed
  48. Team Fortress 2
  49. The Grim Adventures of Billy & Mandy
  50. The Lord of the Rings: The Return of the King
  51. TimeSplitters 2
  52. Tom Clancy’s Ghost Recon Advanced Warfighter
  53. Twisted Metal 2: World Tour

Alla faccia del clichè…

Il gioco delle carriere

Pubblicato su Cinema, PS3, Videoludica, Vita Vissuta, Xbox 360 con i tag, , , , , il Maggio 31, 2008 da tiamat77

Mi vien fatto di pensare che questo mio spazio, nato per parlare senz’altro di me, ma soprattutto della mia passione principale (il videogioco), stia diventando una monotematica carrellata delle mie disavventure nello svolgimento del mio stage. Nulla di male. Dopotutto, statistiche alla mano, i post che vengono più letti e commentati sono quelli che raccontano di me e della mia situazione, e del resto, non si può negare che la mia vita recente possa essere un filo influenzata dalla permanenza in un ufficio per nove delle mie sedici ore di veglia.

Ma questo è decisamente un altro discorso.

Ci sono stati due eventi che le sinossi del mio cervelletto hanno messo stranamente in relazione tra loro, probabilmente aiutate dal fil rouge della mia volontà (o non volontà) di essere impiegato come “assistant buyer” una volta terminato il periodo di stage.

Il primo è stato vedere Fratello Zonatar che proponeva a Skarza, una partita al Gioco delle Carriere. Come ha diligentemente spiegato il mio germano alla fidanzata, trattasi di un gioco da tavolo (o di società) che abbiamo ereditato da Babbo Orso Saggio, in cui si poteva scegliere di intraprendere varie carriere (ricordo l’astronauta, l’universitario e… poco altro), al fine di raggiungere il giusto bilanciamento tra fama, denaro e felicità che ciascun giocatore (segretamente) s’imponeva ad inizio partita.

Il secondo evento è stato ascoltare Fiorello e Baldini spalare merda (cavalcando l’onda) su GTA IV, videogioco ovviamente controverso, ma che il dinamico duo ha dimostrato di non conoscere affatto. Ma non sono tanto le inesattezze riportate (il fatto che si debbano commettere stupri o commettere crimini per “fare punti”), o la visione quantomeno qualunquista dell’intero fenomeno “videogioco” o dello specifico titolo Rockstar ad avermi colpito. Piuttosto mi ha fatto riflettere la frase “..non stiamo certo aiutando i nostri ragazzi..”. Quasi che, giocando al videogioco un ragazzino sia destinato a diventare uno spacciatore. Non commento poi l’uscita dei due showman al rating del titolo, vietato ai minori di 18 anni: secondo Fiorello e Baldini sarebbe quasi un invito a delinquere una volta superata quest’età.

Voglio aprire una parentesi, però , prima di continuare sulla mia riflessione sulle carriere. Pur non condividendolo, rispetto il pensiero espresso nel corso di Viva Radio 2.
Mi sorge però spontanea una domanda: cosa pensa Fiorello di un film come “Scarface”, o il “Padrino”? Due classici del cinema, vere pietre miliari, ma decisamente violenti e politicamente scorretti. Si potrebbe addirittura dire che abbiano ispirato in larga parte il videogioco tanto criticato. Allora perchè non chiedere anche per queste due pellicole il bando? In fondo, proibirne la visione ai minori di 18 anni non sarebbe altro che un invito a comportarsi come nel film solo una volta compiuta la maggiore età.

Finita la parentesi, torniamo al gioco delle carriere. O meglio, all’influenza che i videogiochi hanno avuto nella (non) scelta della mia carriera. In 22 anni di onorato servizio videoludico, ho salvato pianeti, guidato auto, fatto l’astronauta, l’idraulico, il sindaco, lo stratega, l’ingegnere, l’atleta, l’allenatore, il soldato e molto, molto altro ancora. Diavolo, sono persino stato una pallina gialla tutta bocca che si faceva di anabolizzanti.

Eppure, alla fine non sono diventato un pilota, nè ho mai voluto essere un soldato. Il pensiero poi di una vita criminosa non mi ha neppure sfiorato (ed ho abbandonato da molto l’idea di sottopormi a lunghi ed invasivi interventi di chirurgia plastica per diventare simile a Pac Man). E allora? Qual’è la reale influenza dei videogiochi su di una persona che di videogiochi ha vissuto?

Forse l’unica influenza è quella di vivere con maggior forza le proprie fantasie, rischiando alle volte di rimanenrci imprigionati.

P.S. e tanto per la cronaca: da piccolo volevo fare l’archeologo; da grandicello l’avvocato; da universitario il giornalista; adesso non ne ho la più pallida idea.

P.P.S. di casi di violenza ispirata ai videogiochi, ce ne sono a bizzeffe. Potrei scriverci un libro sopra. Ma, un pò come il ragazzo che si avvolse in un mantello rosso e poi si buttò dalla finestra pensando di poter volare come Super Man, il problema non va cercato nei giochi dei bambini, ma nella colpevole assenza degli adulti nel tempo libero dei propri figli.

P.P.P.S. non voglio diventare la persona perfetta (in realtà sì, ma non ditelo in giro), ma solo pochi giorni fa pensavo che i primi film targati Walt Dinsey che vorrò far vedere ad un possibile figlio saranno Fantasia e Fantasia 2000. E che Dio mi fulmini se penso che siano pellicole che un bambino di 3 anni possa tranquillamente guardare da solo, senza un genitore accanto che gli spieghi cosa stia succedendo sullo schermo.

Rivalutare un classico

Pubblicato su Cinema, Vita Vissuta con i tag, , , il Marzo 17, 2008 da tiamat77

Venerdì, visione forzosa con la dolce metà de “La bella addormentata nel bosco”. Dico forzOSA perchè per evitare che diventasse forzATA (ed essere legato, recalcitrante, ad una macchina che mi tenesse le palpebre aperte), mi sono sottoposto -quasi- volentieri al martirio.

Ovviamente sto parlando del classico Disney, sedicesimo lungometraggio degli Studios, uscito nel 1959, subito dopo Lilli ed il vagabondo e subito prima de La carica dei 101. Curiosamente, Wikipedia informa che il film fu un flop colossale. Costato ben sei milioni di dollari (del 1959) nè incassò appena la metà, facendo rischiare allo zio Walt la bancarotta. Solo in seguito, dicono, venne riabilitato e annoverato fra “i classici”.

Avendolo visto di recente, mi spiego i motivi del flop.

E non mi spiego i motivi della riabilitazione.

La storia comincia taaaanto tempo fa, in un regno lontano lontano, dove un Re mingherlino e sfigatello (Stefano, si chiama) non riesce ad ingravidare la bomba sexy che è sua moglie. Prova che ti riprova, alla fine con l’aiuto delle serenate (e delle visite clandestine) del menestrello -vero protagonista della pellicola- nasce una piccola bambina. Gli orgogliosi genitori danno alla bimba il nome Aurora, sperando che la sua nascita porti una nuova alba sul regno.

- N.B. il ruolo attivo del menestrello nel concepimento della fanciulla è intuibile solo da menti maligne come la mia -

Dando prova del leggendario senso di severità e giustizia per cui i sovrani medievali erano giustamente famosi (celebre la legge dello Ius primae noctis), il re decide di indire una festa, obbligando TUTTI, nobili e plebei a portare doni alla nascitura. Ovviamente la parte del leone la recitano le tre fatine buone, felici di poter finalmente affrancarsi dalla loro immagine di inutilità. Flora, Fauna e Seren(ell)a -notevole lo sforzo creativo nel trovare un nome alle fate- sono tre vecchie bacucche, evidentemente zitelle, sterili come il deserto del Sahara e, date le dimensioni, evidentemente affette da tumore alle mammelle. La prima decide di fare all’infante uno dei doni più utili per una principessa: la bellezza. Ora, pare evidente che la figlia di un re, viziata in partenza (ogni cittadino del regno le sta portando un regalo), trarrà grande beneficio nell’essere bella, quantomeno per accalappiare in futuro un danaroso pretendente ma, visto che pochi attimi prima la bambina era stata promessa in sposa al principe Filippo (4 anni e un nome che è tutto un programma: “amico dei cavalli”, non so se mi spiego), Flora poteva anche fare un regalo più utile. Chessò, l’intelligenza, o il potere di lanciare palle di fuoco dagli occhi, o di parlare con gli animali, o il pollice verde… Altra fata, altro regalo produttivo: il canto. Non può imparare a cantare come tutti, deve essere già a due giorni di vita una provetta Maria Callas.

All’improvviso, colpo di scena. Interrompendo Serenella, fa la sua comparsa Malefica (il nome è tutto un programma), che, inviperita per non essere stata invitata, decide di fare anche lei un regalo. Ma mica incenerisce il re, o rende sterile la regina, o chessò, condanna la principessa a sapere sì cantare, ma con la voce di un tenore… no, maledice l’infante che, giunta al sedicesimo anno d’età morirà, pungendosi su di un fuso. Ora, il fuso si usa per filare la lana a mano, quindi la principessa non morirà travolta per errore dalla carrozza del re, o impalata su di un cipresso, ma per una letale puntura sul polpastrello. Perfino lo shock anafilattico della puntura di una vespa sarebbe stato più doloroso.

A questo punto, tutti si voltano verso Serenella, l’unica a non aver ancora dato il regalo ad Aurora. Ma, a detta delle fate, Malefica è troppo più potente per poter spezzare la maledizione, figuriamoci se le fate possono anche solo ucciderla. Per di più, i loro incantesimi possono essere scagliati solo a fine di bene (ricordatevi di questo dettaglio, bambini), per cui, il massimo che possono fare è cambiare le clausole della maledizione, cambiando la parola “morte” con “sonno eterno” (che è un pò come cambiare la Coca Cola in Pepsi, per come la vedo io); un sonno che solo il bacio del vero amore potrà infrangere. Stavolta però, niente mela e niente nani, che questa è una storia originale.

Ma come impiegare i sedici anni che separano la principessa dal suo destino? Organizzare un’esercito per asfaltare il castello di Malefica con lei dentro? Allenare le fate in modo che siano più potenti della strega? Far violentare la principessa (una volta raggiunti i 15 anni, maniaci!) da tutti i sudditi finchè non trova il vero amore che spezzerà la maledizione l’attimo esatto in cui questa entra in atto?

L’intuizione arriva a Flora, mente del trio di babbee (le fate). Saranno loro ad educare la principessa, in incognito, strappandola dalle braccia del re (cornuto e mazziato). Per di più, le fatine rinunceranno ai loro poteri in tutto questo lasso di tempo (e sedici anni sono in effetti un pò lunghetti). Ora, capisco che la sterilità del trio di lesbiche le porta naturalmente ad escogitare questo piano malefico ai danni del re, ma quest’ultimo avrebbe dovuto capire dalla perfomance dei regali fatati che affidarsi alle megere non doveva essere poi un’idea geniale.

Detto fatto, passano sedici anni. La ragazza è bellissima, canta benissimo e… a proposito, ve l’ho detto che non la chiamano neppure Aurora ma Rosaspina? Cioè, non solo rapiscono la principessa, ma le cambiano pure il nome. E la condannano a non uscire di casa, se non per familiarizzare con il solito gruppo di odiosi animaletti di casa Disney, che hanno avuto modo di testare più volte le abilità canore (ed orali) della fanciulla (soprattutto l’orso ed il cavallo, a giudicare dall’elevata apertura mandibolare della biondina).

Naturalmente mentre lei canta arriva il provolone di turno: un principe Filippo ormai ventenne evidentemente pratico dell’abbordaggio alla contadinella. Basta vedere come vince la resistenza di Aurora/Rosaspina:
Lei: “Mi hanno vietato di parlare agli sconosciuti!”
Lui: “Ma non sono uno sconosciuto: ti ho già incontrata in un sogno!”
E poi ci lamentiamo di Tre Metri Sopra il Cielo (l’uso delle maiuscole è ironico).

Nel frattempo, le tre babbee stanno tentando di confezionare un abito principesco e di prepararle una torta per il compleanno. Naturalmente con risultati disastrosi. Alla fine decidono di mandare al diavolo il loro voto (rigidamente mantenuto per sedici anni) e di ricorrere alla magia, inscenando un litigio bambinesco per il colore dell’abito, culminante in uno spettacolo pirotecnico sul tetto di casa. Caso vuole che proprio in quel mentre Maligna si stia domandando perchè diavolo la principessa non sia ancora morta. Il corvo da lei mandato in perlustrazione si gode i fuochi d’artificio e va ad avvertire la padrona del tiro mancino che ha subito. In uno slancio di generosità, lei decide di non fare a pezzi le babbee, nè di devastare il regno, ma si accontenta di addormentare (finalmente) la ragazza e di rinchiudere il principe nelle segrete del suo castello. Come da copione, il cattivo di turno non può tagliare la testa al principe, trasformare le fate in mele caramellate e godersi la sua meritata vittoria. No: il piano di Malefica è quello di liberare il principe quando avrà compiuto ottant’anni, in modo che possa svegliare la principessa ancora giovane e rammaricarsi di vivere in un epoca in cui il viagra è ancora fantascienza.

Nel frattempo, le fatine sono entrate in azione. Ricordate che i loro incantesimi possono essere lanciati solo a fine di bene? Bene. A fin di bene (il loro), le fatine decidono che il re non deve sapere che la figlia che ha prestato loro per sedici anni è caduta lo stesso addormentata, quindi, sempre a fin di bene, decidono di fare addormentare anche il padre finchè la ragazza non sarà baciata dal suo vero amore, visto che altrimenti il re avrebbe anche potuto (finalmente) incazzarsi con loro e condannarle a giusta morte. Pensate che sia finita qui? No, perchè sempre a fin di bene (i leali sudditi avrebbero potuto mal digerire l’addormentamento del loro sovrano) decidono di addormentare l’intero regno. Paralizziamo una nazione perchè tre fate non hanno saputo liberare la principessa da un maleficio.

Per non si sa quale motivo però, le babbee decidono di andare a liberare Filippo. Arrivano nella cella, sciolgono le catene, e regalano al baldo giovane una “Spada di verità” ed uno “Scudo di virtù”. Se vi state chiedendo dove stia il “fine di bene” nel regalare delle armi, bhè, siete in buona compagnia. Naturalmente Malefica va su tutte le furie e decide di circondare il castello (addormentato) da una foresta di rovi. Il principe (cavallerescamente) se ne sbatte, visto che (cavallerescamente) cavalca e quindi le spine se le becca tutte il suo povero cavallo. La strega decide quindi di intervenire: si teletrasporta sul posto, si tramuta in un drago (un drago davvero stiloso, devo ammetterlo) e cerca di papparsi il principe. Filippo sta per cedere, quando interviene una fata che, pronunciando le parole: “Spada di verità, trova la tua strada verso il cuore del male!”, scaraventa la spada nel cuore del drago ed uccide malefica.

E qui, scusate, ma a me son cadute le (palle) braccia.

Ma le fate non dovevano operare a fine di bene? E poi, non erano incapaci di sconfiggere Malefica? Il principe non ha fatto un benemerito ciuffolo per ammazzare il drago: le tre babbee non potevano evocare la spada il giorno del battesimo e far fuori malefica? Voglio dire: hanno condannato una bambina a crescere lontana dal padre, hanno addormentato un regno, fatto un casino infernale e tutto questo PER SODDISFARE LE LORO NECESSITA’ DI STERILI DONNE ANZIANE.

Comunque sia, bacio, tutti svegli, lieto fine. Che sarebbe potuto essere un lieto inizio.

Piangiamo tutti la morte della generosa Malefica, colpevole di non aver saputo rendere giustizia al suo nome, e rendiamo omaggio a Flora, Fauna e Serenella, le vere cattive di questo film.

Patapon for Glory!

Pubblicato su Cinema, Videoludica, psp con i tag, , il Marzo 14, 2008 da tiamat77

Prima di tornare al lavoro, per poi dirigermi verso un meritato (?) week end fiorentino da Fidanzata Fujiko (perdono, risponderò ai vostri commenti in settimana prossima - gomennasai) vorrei lasciare un duplice pensiero, cinematografico e videoludico.

La fan art è opera del bravissimo Canecodesign (di cui vi consiglio di visitare la galleria su Deviant Art). Un bel miscuglio tra Patapon (che son tentato di comprare per il fine settimana o per il lungo viaggio in treno che mi aspetta per Pasqua e Pasquetta) e 300, adattamento di Zack Snyder della graphic novel di Frank Miller.

Giusto una breve descrizione.

PATAPON è un videogioco per Playstation Portable, erede spirituale di Loco Roco, in cui si guida una piccola tribu di esserini attraverso il suono di quattro tamburi. Il bello è che non manca una componente strategica, visto che gli ordini impartibili sono più di 30 (edit: mi dicono dalla regia che invece sono solo sei… che peccato) e che è possibile decidere quale truppa schierare di volta in volta ed il suo equipaggiamento. I comandi però vanno impartiti come detto con il suono di quattro tamburi; corrispondenti ai tasti della PSP da premere col giusto tempismo (alla Space Channel 5, per intenderci). Come potete vedere, il risultato è gradevole e stilosissimo:

300. Onesto adattamento di un capolavoro. Il film rende appieno giustizia allo stile grafico di Miller, tanto da replicare, su schermo, quasi esattamente le tavole del fumetto. Merito anche di una fotografia curatissima e particolarmente satura (e se lo dice un daltonico). La stragrande maggioranza delle scene è girata su blue screen, particolare che, considerato il ritmo del film e il suo confezionamento finale, ha secondo me dello sbalorditivo. Molto meglio di quanto non abbia fatto Lucas con i nuovi episodi di Star Wars. Magari prima del film, cercate di leggere la graphic novel.

Insomma, se proprio non sapete che fare questo fine settimana, io vi ho dato due (tre) spunti!

P.S. grazie alle 10-15 persone che, visitando più di due volte al giorno questo blog, hanno fatto sì che questo sitarello sia stato aperto più di 1000 volte in poco meno di un mese! Minna arigato! E se volete farmi un favore, spargete la voce anche agli amici!

Spot controversi

Pubblicato su Cinema, Sony, Videoludica con i tag, , il Marzo 11, 2008 da tiamat77

Titolo: “Retry”. (E magari disattiva il cheat per le vite infinite). Grazie a Fidanzata Fujiko per la segnalazione.

Non sono sicuro se questa pubblicità sia stata veramente utilizzata da Sony. So invece che è opera di un giovane studente di una scuola di Arti Applicate (il maiuscolo è -quasi- ironico). So anche che è pressapoco geniale, oltre che assolutamente macabra.

Fatto sta che in ogni caso non vedremo mai questo spot. La responsabilità di censurare o meno la foto è tutta del governo indiano. Cosa se ne facciano in India di PSP, con tutti i problemi che hanno, è una domanda che non trova, al momento, risposta.

Sony comunque non è nuova a messaggi promozionali controversi.

Il primo che mi viene in mente è l’inquietante spot “The Third Place” (per PS2), firmato nientepopòdimenochè da David Lynch. Personalmente a me Lynch non piace (lo ritengo poco più che un pazzo esaurito, dotato di un vago senso artistico di dubbio gusto), però, anche solo per completezza (e per assolvere ad una sorta di autoimposto dovere cinematografico), segnalo i suoi “Corti”, Mullholland Dr. e Dune. L’ultimo più che altro per affetto all’opera letteraria da cui è tratto.

Ecco a voi lo spot di Lynch:

Se qualcuno capisce cosa diavolo c’entri con Playstation 2, è pregato di comunicarmelo: sono almeno otto anni che tento di arrivare all’illuminazione.

Chiudo il post con un manifesto censurato, per volere (e come dubitarne?) dei cattolici. La pressione esercitata da Famiglia Cristiana, convinse infatti tra anni fa Sony Italia a ritirare questo manifesto che, con lo slogan “DIECI ANNI DI PASSIONE”, festeggiava i dieci anni di successo, sempre di Playstation 2.