Mi vien fatto di pensare che questo mio spazio, nato per parlare senz’altro di me, ma soprattutto della mia passione principale (il videogioco), stia diventando una monotematica carrellata delle mie disavventure nello svolgimento del mio stage. Nulla di male. Dopotutto, statistiche alla mano, i post che vengono più letti e commentati sono quelli che raccontano di me e della mia situazione, e del resto, non si può negare che la mia vita recente possa essere un filo influenzata dalla permanenza in un ufficio per nove delle mie sedici ore di veglia.
Ma questo è decisamente un altro discorso.
Ci sono stati due eventi che le sinossi del mio cervelletto hanno messo stranamente in relazione tra loro, probabilmente aiutate dal fil rouge della mia volontà (o non volontà) di essere impiegato come “assistant buyer” una volta terminato il periodo di stage.
Il primo è stato vedere Fratello Zonatar che proponeva a Skarza, una partita al Gioco delle Carriere. Come ha diligentemente spiegato il mio germano alla fidanzata, trattasi di un gioco da tavolo (o di società) che abbiamo ereditato da Babbo Orso Saggio, in cui si poteva scegliere di intraprendere varie carriere (ricordo l’astronauta, l’universitario e… poco altro), al fine di raggiungere il giusto bilanciamento tra fama, denaro e felicità che ciascun giocatore (segretamente) s’imponeva ad inizio partita.
Il secondo evento è stato ascoltare Fiorello e Baldini spalare merda (cavalcando l’onda) su GTA IV, videogioco ovviamente controverso, ma che il dinamico duo ha dimostrato di non conoscere affatto. Ma non sono tanto le inesattezze riportate (il fatto che si debbano commettere stupri o commettere crimini per “fare punti”), o la visione quantomeno qualunquista dell’intero fenomeno “videogioco” o dello specifico titolo Rockstar ad avermi colpito. Piuttosto mi ha fatto riflettere la frase “..non stiamo certo aiutando i nostri ragazzi..”. Quasi che, giocando al videogioco un ragazzino sia destinato a diventare uno spacciatore. Non commento poi l’uscita dei due showman al rating del titolo, vietato ai minori di 18 anni: secondo Fiorello e Baldini sarebbe quasi un invito a delinquere una volta superata quest’età.
Voglio aprire una parentesi, però , prima di continuare sulla mia riflessione sulle carriere. Pur non condividendolo, rispetto il pensiero espresso nel corso di Viva Radio 2.
Mi sorge però spontanea una domanda: cosa pensa Fiorello di un film come “Scarface”, o il “Padrino”? Due classici del cinema, vere pietre miliari, ma decisamente violenti e politicamente scorretti. Si potrebbe addirittura dire che abbiano ispirato in larga parte il videogioco tanto criticato. Allora perchè non chiedere anche per queste due pellicole il bando? In fondo, proibirne la visione ai minori di 18 anni non sarebbe altro che un invito a comportarsi come nel film solo una volta compiuta la maggiore età.
Finita la parentesi, torniamo al gioco delle carriere. O meglio, all’influenza che i videogiochi hanno avuto nella (non) scelta della mia carriera. In 22 anni di onorato servizio videoludico, ho salvato pianeti, guidato auto, fatto l’astronauta, l’idraulico, il sindaco, lo stratega, l’ingegnere, l’atleta, l’allenatore, il soldato e molto, molto altro ancora. Diavolo, sono persino stato una pallina gialla tutta bocca che si faceva di anabolizzanti.
Eppure, alla fine non sono diventato un pilota, nè ho mai voluto essere un soldato. Il pensiero poi di una vita criminosa non mi ha neppure sfiorato (ed ho abbandonato da molto l’idea di sottopormi a lunghi ed invasivi interventi di chirurgia plastica per diventare simile a Pac Man). E allora? Qual’è la reale influenza dei videogiochi su di una persona che di videogiochi ha vissuto?
Forse l’unica influenza è quella di vivere con maggior forza le proprie fantasie, rischiando alle volte di rimanenrci imprigionati.
P.S. e tanto per la cronaca: da piccolo volevo fare l’archeologo; da grandicello l’avvocato; da universitario il giornalista; adesso non ne ho la più pallida idea.
P.P.S. di casi di violenza ispirata ai videogiochi, ce ne sono a bizzeffe. Potrei scriverci un libro sopra. Ma, un pò come il ragazzo che si avvolse in un mantello rosso e poi si buttò dalla finestra pensando di poter volare come Super Man, il problema non va cercato nei giochi dei bambini, ma nella colpevole assenza degli adulti nel tempo libero dei propri figli.
P.P.P.S. non voglio diventare la persona perfetta (in realtà sì, ma non ditelo in giro), ma solo pochi giorni fa pensavo che i primi film targati Walt Dinsey che vorrò far vedere ad un possibile figlio saranno Fantasia e Fantasia 2000. E che Dio mi fulmini se penso che siano pellicole che un bambino di 3 anni possa tranquillamente guardare da solo, senza un genitore accanto che gli spieghi cosa stia succedendo sullo schermo.








