Non paghi di avermi improvvisato carpentiere, muratore, installatore, restauratore, montatore - di mobili - , magazziniere, tecnico informatico e altre cose che adesso sfuggono alla mia memoria, i miei datori di stage hanno ben pensato di inviarmi in missione di spionaggio industriale. Scopo della sortita dagli uffici, la rilevazione dei prezzi di elettroutensili in due grandi catene del fai da te.
Giusto per evitare fraintendimenti, questo è forse il primo incarico che, in maniera del tutto incidentale, POTREBBE avere a che fare col lavoro di import/export, ufficialmente svolto dall’azienda.
Il risultato è che da un paio di settimane giro per i corridoi di questi grandi magazzini per carpentieri, tutto intento, block notes alla mano, ad appuntarmi prezzi, numeri di codice e funzioni degli apparecchi. Tanto per chiarire, sono un’esponente di quel 1% di maschietti a cui non potrebbe fregare di meno di trapani, martelli e chiavi inglesi, di cui ignoro anche i più basilari principi di funzionamento (sì, in tenera età ho odiato il Meccano e a quanto pare non sono diventato omosessuale).
Stranamente, gli avventori dei negozi sembrano convinti che basti avere in mano un blocco per gli appunti, annotando svogliatamente noiose cifre, per qualificarsi come commesso. E sono quindi due settimane che mi tocca spiegare a orde di clienti che no, non sono un fottuto responsabile di reparto e che forse il fatto che accanto a me ci siano cinque ragazzi travestiti da falegnami con appuntato sul petto il logo del negozio e la scritta “Ciao, sono Gianantonio, posso aiutarti?” POTREBBE essere un valido suggerimento su chi sia in grado di aiutarli.
Stanco della situazione, oggi ho deciso di sfruttarla per dimostrare una delle Verità trasmesseci dalla sacra Prima Trilogia di Guerre Stellari (episodi IV, V e VI, ingoranti!):
“Luke, scoprirai che molte delle verità in cui crediamo, dipendono in gran parte dal nostro punto di vista..” (”Il Ritorno dello Jedi”, 54 minuti e 16 secondi dall’inizio, Obi One spiega a Luke perchè ha sempre sostenuto che Darth Vader uccise suo padre).
Mi spiego meglio: il punto di vista degli avventori è che io sono un commesso. Benissimo, rispetto questo punto di vista. Quanto al MIO punto di vista, oggi ho deciso di pensare che chiunque, in un pubblico esercizio, sia libero di chiedere consiglio ad un perfetto sconosciuto, anche senza avere una prova certa del fatto che questi possa, effettivamente, fornire una risposta adeguata. Del resto, è lo stesso principio per cui si chiedono informazioni per strada.
E così si è svolta la seguente conversazione:
Cliente: “Buonasera, scusi se la disturbo. Posso chiederle una cosa?”
TiamaT: “Salve, dica pure.”
C: “Mi chiedevo, perchè questo olio costa così poco?”
TT: “Immagino sia un olio economico.”
C: “Ma visto che è l’unico olio in negozio, perchè costa così poco?”
TT: “Credo che la domanda corretta sia: prenderà fuoco dentro al mio motore o era meglio se spendevo un pò di più?”
C: - confuso - “… grazie, arrivederci…”
TT: “..’vederla.”
Ho scoperto altresì, che anche la verità, se espressa con disarmante sincerità (e col dovuto tempo comico) può essere esilarante:
Cliente 2: “Scusi, posso farle una domanda?”
TiamaT: “…”
C2: “…”
TT: “Sì. Ma non lavoro qua.”
P.S. Se avete preso la vostra copia de “Il Ritorno dello Jedi” e siete avanzati fino al minuto “54 e 16 secondi” per vedere se ho davvero azzeccato la citazione, i casi sono due: o siete più nerd di me e avete un sacco di tempo libero, oppure credete che io sia davvero così nerd e ricco di tempo da perdere da andarmi a rivedere un film, solo per fare il sapientone in un post.